Esco dall’aeroporto e prendo un bus, 5 solomon dollars ( 1 euro= 9,5s.d.) per il centro di Honiara, la capitale, situata nell’isola di Guadalcanal. Come al solito avevo segnato un po’ di guesthouse su Mapsme, dovevo solo sceglierne una. Già dalla corsa in bus mi ero fatto un’idea di cosa mi aspettasse. Mi ricordava Port Moresby, sia per la fisionomia dei locali, sia per la polvere e sporcizia che c’era per le strade. Sapevo che per 187 s.d. potevo prendere una stanza vicino l’aeroporto, ma era bella distante dal centro, quindi optai per la Rock Heaven Inn guesthouse per 270 s.d. a notte. La posizione era ottima, la stanza deludente, ma a me serviva giusto un letto.
Mi avvicino alla reception e chiedo se potevo avere qualche consiglio sulle cose da visitare, la ragazza mi guarda sbalordita, secondi di silenzio e poi mi dice il grande mercato centrale, That’s it, che poi era dall’altro lato della strada. Chiedo altre info in giro e alla fine capisco che c’era veramente poco da vedere. Mi dirigo ai due monumenti principali, che erano: il Japanese war memorial ed il US war memorial, ebbene sì quest’isola fu protagonista di una delle più importanti iniziative belliche fatte dagli alleati contro i Giapponesi, memorabile fu la Battaglia navale di Guadalcanal, la quale segnò la prima grande vittoria degli Americani. In entrambi i memorial sventolavano bandiere e si ergevano placche in granito che raccontavano gli eventi delle battaglie. Da lassù si godeva di una bella vista della città.
Si erano fatte le 17, avevo una fame da lupo. Torno in centro città, tutta la folla che riempiva le strade era sparita, non c’era nessuno in giro, rimanevano solo grandi macchie rosse per terra, era il Betelnut, quell’intruglio che masticano di continuo e poi sputano per terra senza neanche vedere se qualcuno sta passando al loro lato, se ti prendono meglio buttare direttamente l’ indumento colpito invece che lavarlo. Continuo a camminare ma tutto era chiuso, chiedo alle poche persone che incontravo, ma solo una mi dice che dovevo attraversare l’interno di un negozio cinese e dall’altra parte avrei trovato una cucina. Lo trovai. Attraversai il negozio e arrivai in una stanza buia con un bancone dove c’erano contenitori metallici, chiedo un piatto di riso e pollo, 45 s.d., mi metto al buio su di un tavolino, mi porta il piatto e mi accende una candela, per fortuna la fiamma era fioca e a malapena riuscivo a vedere cosa stavo mangiando, per la fame ho aggredito quello che c’era nel piatto, ma dopo tre bocconi realizzo che i pezzi di pollo erano solo pelle e ossa il riso freddo e scotto, non riesco ad andare oltre quei tre bocconi ed esco. Mi rende conto che non c’era nient’altro da fare, alle 18 era già in stanza.
La mattina seguente mi sveglio e vado a visitare il mercato centrale. Devo ammettere che mi ha colpito. Lunghissime bancarelle sulle quali si vendevano ogni tipo di mercanzia, poi da un lato, dove era concentrata la maggior parte della gente, si vendeva il pesce. Essendo un posto di pescatori potete immaginare quello che c’era. Ho visto dei tonni che pesavano almeno 40/50 kg. ho assistito ad una compravendita di un tonno acquistato per 500 s.d. in Italia con quel prezzo ti avrebbero dato due tranci. A mezzogiorno sono scappato da tutto e mi sono andato a trovare un posto buono ed economico per mangiare, lo trovai e mi feci una mangiata da paura. Proprio lì davanti vidi il tourist information, entrai per qualche info. Conobbi Patrick, il responsabile ( N° +677 7484172 ), capì subito il mio modo di viaggiare e mi consigliò di andare sull’isola Florida, mi disse che da pochi anni era stata aperta al turismo, ossia ci si poteva andare anche prima, ma non c’era nessuna struttura. C’era un grande wreck prorpio dove sarei andato, alla Roderick bay. Il bungalow costava 350 s.d. al giorno, i pasti venivano 65s.d. per il lunch 75 s.d. per la cena, la colazione era inclusa. I prezzi mi andavano più che bene, il problema fu il trasporto, visto che era privato dovevano venire dall’isola apposta per me e mi costava 1.800 s.d. se fossimo stati in 6 il prezzo sarebbe stato lo stesso, ma io ero solo. Pensai che in qualche modo dovevano portare i rifornimenti sull’isola, andai vicino allo yacht club dove c’era un piccolo porticciolo mercantili, e la fortuna fu dalla mia parte, una barchetta doveva portare dei locali e delle bevande sulla stessa isola, dalla parte opposta della Roderick bay, gli chiedo se poteva accompagnarmici e mi dice che per 200 s.d. mi ci avrebbe portato, accettai.
Era una piccola barca di pescatori, ci mettemmo un’ora e mezza ad arrivare. Mentre costeggiavamo l’isola mi sembrava di vedere il set di un film, un paesaggio surreale. Tutta la costa era dominata dalla natura più incontaminata, mi sembrava di essere sull’isola di King Kong…:) Arrivammo che era già notte e l’oscurità rendeva il tutto ancora più misterioso. Quando la luce frontale della barchetta si accese capii che eravamo arrivati dalla grandissima nave da crociera che nel 2000 si arenò proprio nella Roderick bay. Come scendo mi accoglie Patrick e sua figlia Stephanie di 5 anni con il tipico vestitino tradizionale, una gonna fatta di paglia ed un piccolo top, era un’amore. Patrick m i mostra il mio bungalow, una palafitta sull’acqua, anche troppo “lussuoso” per me. Un’immensa stanza con un grosso letto matrimoniale, un enorme bagno ed una terrazza con una vista incredibile. Cena e a letto.
Solo con le prime luci del giorno mi rende finalmente conto in quale paradiso mi trovavo. Non vedevi spiagge bianche, era un posto remoto, dove l’uomo era ospite di madre natura, tutto quello che potevi fare era ammirarla e contemplarla e più la guardavi più ti perdevi dentro di essa come se ne facevi già parte integrante.
Allora, il wreck era a poche bracciate da dove ero, e fidatevi che provare ad avventurarsi all’interno è veramente challenging. Potevi prendere la tipica canoa stretta e lunga ed avventurarti tra la costa tra coralli e mangrovie. Girare l’isola e visitare il villaggio dall’altra parte della baia, se poi ti facevi amico Richard e Jack due ragazzini di 10 anni e li nominavi le tue guardie del corpo facendoli strafelici, ti presentavano fieramente tutto il villaggio. Patrick aveva costruito un meraviglioso pontile e lo stava rifinendo, aiutarlo è stato un piacere e poi con una rincorsa mi facevo dei tuffi spettacolari, il gioco preferito con Stephanie. Leggermente al largo un reef spettacolare con coralli dai colori più svariati. Vi giuro che tra cose fatte e sensazioni vissute potrei scrivere per giorni, ma vi ho detto come poterci arrivare nel modo più economico, solo andandoci e vivendo le vostre esperienze riuscirete a capire quello che ho vissuto.
Cosa mi rimarrà di questo posto non è tanto la sua bellezza o perché si può considerare un piccolo pezzo di paradiso, ma il modo in cui queste persone vivono. Una vita fatta di una semplicità unica, non hanno grosse pretese o ambizioni, vivono la giornata con accanto le persone che amano. Tutti si aiutano con gli altri, non ci sono invidie ne cattiverie, sono felici con quello che hanno e quello che hanno li rende felici. Passano la giornata dedicandola a loro stessi e a fare le cose che gli piace fare, senza obblighi ne costrizioni, sono sempre allegri e sorridenti, ospiti di una natura che gli offre tutto quello di cui hanno bisogno e loro hanno imparato a rispettarla. Ma alla fine cos’è la felicità? è forse quello che l’uomo occidentale pensa di avere? combattendo ogni giorno per avere un posto su un gradino più alto nella scala sociale, lavorando tutta la vita per una casa più grande o una macchina più bella ( magari solo per creare invidia a chi non può permettersela). Obbligato a mentire ed ingannare il prossimo al solo fine di ottenere un posto di lavoro migliore, o per far credere che in qualche modo è migliore di altri. Stressati da una vita che non dà tregue per via del materialismo e dal consumismo dalla quale si è oramai risucchiati, come dentro un vortice senza via di scampo, ed il brutto è che dentro quel vortice non si vede l’ora di entrarci, perché è questo che la società vuole, in modo da possedervi e diventare così delle pedine da poter sacrificare con i loro sporchi giochi di potere. Si pensa che loro dovrebbero imparare da noi per modernizzarsi e vivere una vita migliore, io penso che non esiste una vita migliore della loro e sicuramente se c’è qualcuno che deve imparare a vivere quelli siamo noi.
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