Arrivo a Tarawa south. Su mapsme avevo segnato qualche guesthouse. Fra una camminata ed un facile autostop mi giro i posti dove sarei potuto andare a dormire, ma nessuno mi chiedeva meno di 80 aud ( 50 euro) per notte. Continuo a camminare con la speranza di trovare un’alternativa, poi mi imbatto in una guesthouse nella zona di Ambo, la Dreamers guesthouse. Il proprietario era un simpatico signore inglese di nome Richard, anche lui aveva stanze a 70 aud. Il posto era super carino, un piccolo giardinetto dava proprio sull’acqua, c’erano due piccole palme e la vista era straordinaria, dopo un po’ che parlavamo gli chiedo se potevo mettere la mia amaca tra le due palme e usare giusto i servizi, mi aveva preso in simpatia e mi dice che per 20 aud si poteva fare, per me era perfetto, accettai. Mi andai subito a fare un giro, fare autostop era semplicissimo, anche perché c’era un’unica strada. Arrivai fino a Betio, la punta dell’isola. Lì c’era un porto da dove partivano delle piccole barche mercantili per l’isola di Abaiang, l’avevo vista su mapsme e mi sembrava un bel posto, ne avevo pure parlato con Richard e mi aveva detto che era molto bella. Così andai al Wharf e chiesi info. Una barca sarebbe partita il giorno successivo alle 08:00, 20 aud a tratta. Continuai il mio giro a piedi ma non vidi niente di interessante. Non c’erano spiagge, i pochi spazi dove ci si poteva fare un bagno erano mal curati, immondizia sparsa un po’ ovunque e la maggior parte della costa era occupata dalle capanne dei locali. Rientro ad Ambo e raggiunta la Dreamers guesthouse mi metto a parlare con Richard. Mi disse che a Tarawa, durante la seconda guerra mondiale ci fu’ una grande battaglia, dove sulle coste di Betio, i Giapponesi provarono per giorni a respingere gli attacchi degli Americani, infatti mentre me ne parlava ricordavo di aver visto cannoni sulla strada per Betio, continuò dicendomi che in pochi ne parlano, ma fù una battaglia storica.
Consiglio per risparmiare per dormire:
Con fortuna potreste ricevere lo stesso trattamento che ho avuto con Richard, al Dreamers guesthouse. Un’altra opzione potrebbe essere il Seaman Hostel a Betio. Se avete amaca o tenda sempre per la via verso Betio proprio dove sono i cannoni, c’è un bel parchetto. Anche se alla fine ho scoperto che, lungo la strada principale ci sono i MANIABA, ossia grandi capannoni di paglia coperti solo da un tetto, dove molti dei locali passano lì la notte, è libero per tutti, comodo e sicuro.
L’indomani autostop e sono di nuovo a Betio, al Wharf. La barca era già lì, stavano caricando cartoni e cartoni di cibo in scatola, di passeggeri eravamo una ventina in tutto, tranne me tutti del posto. Dopo 3 ore di navigazione stavamo arrivando. Si vedeva solo una lunga striscia di sabbia completamente deserta, ed in lontananza 3 piccoli bungalow a palafitta, sarebbe stato un sogno poter dormire in una di queste, solo a vederli facevano sognare. Come scendo mi occupo subito di prenotarmi il posto in barca per il rientro e sono stato fortunato a trovarlo, giusto perché ero solo, sono barche mercantili e danno priorità alle merci più che ai passeggeri. Dovevo trovare un posto per la notte. Leggermente nell’interno c’era un Maniaba, ma volevo provare se riuscivo a trovare un posticino sulla costa. C’era la bassa marea, mi incammino e dopo un po mi imbatto nelle palafitte che avevo visto dalla barca. Per curiosità chiedo quanto sarebbe costato la notte, mi spara 60 aud, gli dico che erano adorabili, ma il mio budget non me le permetteva, come al solito cominciamo a parlare, mi offre una coca-cola, e mi chiede qual’era il mio budget, gli dico che avrei potuto spendere 20 aud, mi sorride e mi dice che tanto non c’era nessuno ed era meglio che lasciarle vuote, non mi sembrava vero. Il proprietario si chiamava Tenai, mi chiede se volevo mangiare, 5 aud a meal, accetto subito, avevo una gran fame e poi non avevo alternative, ristoranti non c’erano. Mentre la mogle mi preparava il pranzo sono andato a sistemarmi nel bungalow.
Ci arrivavo tramite un ponticello di legno. L’interno era molto basic, due materassi a terra messi l’uno sull’altro formavano un comodo letto, il tutto avvolto da una zanzariera, un ventilatore, due finestrelle laterali che regalavano una vista della spiaggia ed un terrazzino con una sedia ed un tavolino. Lì fuori, le sensazioni che quella vista ti regalava erano forti, dicevo a me stesso che non stavo in una delle stupende spiagge caraibiche o in una delle belle isole del sud-est asiatico, lì ero su di un atollo incontaminato sperduto nell’oceano pacifico, stavo ammirando l’immagine del sogno che tutti vorremmo vedere almeno una volta nella vita, un bungalow a palafitta sull’oceano, anzi nell’oceano, con una vista paradisiaca.
Nel pomeriggio mi butto in acqua, la giornata era fantastica, poi la marea si stava alzando e mi sono fatto un bel bagno. Rientro sulla palafitta e sul terrazzino mi dedico ad un po’ di lettura, i racconti di Tiziano Terzani mi hanno sempre affascinato. Mentre sfogliavo le pagine vedo che il sole scendeva sempre di più, ebbene sì, tramontava proprio davanti ai miei occhi. Non ho potuto vedere un perfetto touch down, nella parte finale si sono formate un po’ di nuvole, ma i colori di quel tramonto furono indimenticabili. Saltai la cena, mi sdraiai sul letto e l’unico suono che sentivo era il fruscio dei coralli che le onde trasportavano su e giù per il bagno asciuga, dalla finestrella vicino al mio letto vedevo il cielo stellato, fu una notte fantastica.
L’indomani alle 7 ero già in piedi. Mi andai a fare un giro per l’isola. Prima la percorsi in lungo, vidi tutte costruzioni in legno tranne una piccola chiesetta, poi tornai per fare colazione e chiedendo consiglio a Tenai sul cosa potevo fare mi propose di visitare l’altra parte dell’isola. La attraversai con una camminata di 5 minuti. Dall’altro lato c’era un piccolo villaggio ed una scuola, mentre camminavo mi sento chiamare, era la maestra di 13 bambini, mi avvicino e me li presenta, mi metto un po’ a giocare con loro, avevano tutti il sorriso stampato sul viso, erano felicissimi nella loro semplicità. Continuo il mio girovagare, faceva un caldo bestiale e mi ritrovavo spesso in acqua per rinfrescarmi. Quando sono di rientro Tenai mi chiama e mi offre di piantare una noce di cocco con le radici, mi disse che in 4/5 anni sarebbe diventata una palma che avrebbe portato il mio nome, ne ero onorato. Mi spiega che la faccia del cocco ossia la parte superiore doveva puntare dove sorgeva il sole, così scavai una piccola buca, lo posizionai come insegnatomi e lo ricoprii. Mi alzai, guardai il piccolo germoglio che fuoriusciva dal terreno e con un sorriso dissi ad alta voce:” che tu possa crescere forte e dare frutti”.
Dopo cena mi misi sul terrazzino, anche stavolta il tramonto non fu perfetto, ma sempre travolgente con i suoi colori. Sentii dei cori in lontananza, uscii e seguendoli arrivai al Maniaba, dove vidi tutte le persone del villaggio riunite a cantare e ballare. Si stavano preparando per il Natale. Erano tutti di una forte fede Cristiana e per il giorno di Natale organizzavano balli e cori, stavano facendo le prove, mi misi seduto ed osservai, ma dopo poco fui coinvolto nei balli, ero un casino, ma feci ridere e divertire tutti, specialmente i bambini, forse videro in me un bambino un po’ cresciuto. Rimasi altri due giorni ad Abaiang, furono emotivamente eccezionali.
Rientrai a Tarawa, tornai da Richard che mi stava aspettando. Posizionai l’amaca al solito posto e in un attimo ero in acqua. Rimasi altri due giorni, li passai con Richard, me ne raccontò di tutti i tipi, fra una fumata che lui coltivava ed una bevuta fatta da lui.
Mi ripreparai per la partenza, Le Solomon islands mi stavano aspettando.
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