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Dall’aeroporto prendo il bus per il centro città, una corsa costa 7 euro, se prendi anche il ritorno 12. Con una breve camminata raggiungo il mio ostello, il Oliver ST. John Gogartys Hostel, 15 euro a notte in dormitorio da 12 posti, la location era fantastica, nel centro del quartiere Temple bar.
Ci arrivo che erano le 10 del mattino, il check-in era alle 15, il ragazzo alla reception mi dice che nell’attesa avrei potuto farmi un giro per la città, ma venivo da due giorni massacranti di viaggio e divertimento, così mi sono buttato sul divano della common room ed ho dormito come un ghiro fino alle 16. Arrivato in stanza mi sono fatto una doccia e… mi sono rimesso a dormire un altro paio d’ore, mi sono svegliato preso dai morsi della fame. Stavolta non avevo voglia dello street food, mi sono diretto al primo ristorantino come uscito dall’ostello, il Norseman e mi sono ordinato una mastodontica sirloin steak servita sulla pietra lavica e con un piatto strapieno di patatine ed il tutto annaffiato con un paio di guinness, me l’ero proprio meritato.
Uscendo dal Temple bar, ho costeggiato il fiume per un paio di km. e goduto della vista di un paio di cattedrali veramente belle. Mentre rientravo mi sono fermato in un pub che, Kelly, un mio amico irlandese conosciuto in Thailandia mi aveva consigliato, il Lotts pub. Portando i suoi saluti al proprietario sono subito stato accolto come uno di casa, praticamente ogni due birre la terza me la offriva lui. Verso le 22 sono dovuto scappare, avevo speso in un solo pomeriggio 3 volte il mio budget giornaliero. L’Irlanda per mangiare, dormire e mezzi pubblici non è cara, ma se cominci a far serata a 5/6 euro a birra è la fine, sarebbe bene evitare, ma io purtroppo non sono astemio.
Il giorno seguente mi sono svegliato abbastanza presto e mi sono diretto alla scoperta della capitale. La città è per gran parte attraversata dal fiume Liffey. Le sponde sono collegate da parecchi ponti, uno più bello dell’altro, il ponte più largo è l’O’Connell bridge, in pieno centro città, da dove si possono scattare foto bellissime. L’ho costeggiato per un paio di km. fino ad arrivare al castello di Dublino, poi ho continuato la mia passeggiata verso il Phoenix Park, un grosso parco con al centro il Phoenix monument, un imponente obelisco. Era stranamente una bella giornata, nel senso che non pioveva, così mi sono volontariamente perso per le strade di Dublino.
Avrò visitato decine fra chiese e cattedrali, ho camminato per tutto il giorno, fermandomi solo per mangiare una caesar salad con pollo al volo, buona ed economica, con la bevanda inclusa ho pagato 5 euro. Poi mi sono diretto alla prigione di Kilmainham. Purtroppo non era possibile visitarla, tutti i tour erano fully booked, ma l’accesso al museo della storia Irlandese era accessibile senza tour guidato, così ne ho approfittato. Ero completamente ignorante sulla loro storia, ci sarò rimasto per un paio di ore abbondanti, era tutto così interessante e ben spiegato che mi sono fatto una discreta cultura sulla storia di questo bel paese, che ne ha viste di belle.
Mentre stavo rientrando ricevo un messaggio da Kelly, che, conoscendo la mia passione per il biliardo, mi dice di andare al Fibber’s bar, che poi non era molto distante dall’ostello. Ci arrivo che erano le 19, era già pieno di gente e si sentiva un odore di marijuana ovunque, non era legale, ma in molti stavano fumando. Il bar era molto carino, con una bella parte all’aperto piena di tavolini e belle ragazze, nell’interno tre biliardi. Metto la monetina sulla sponda del biliardo per prenotare il mio turno, ma la fila era lunghissima, nell’attesa faccio conoscenza con un paio di ragazzi e tra una chiacchiera e l’altra mi tracanno un paio di guinness. Gioco la prima partita e la vinco, facendo un tiro bellissimo, un massè da uno parte a l’altra del tavolo, purtroppo perdo la seconda, ma mi accorgo che in quel momento in un altro biliardo la fila era più corta, così mi precepito per mettere la monetina. Dovevo aspettare un paio di partite, mentre guardavo gli altri giocare comincio a parlare con un gruppo di ragazzi brasiliani che ne rullavano una dietro l’altra e senza accorgermene la sponda del biliardo si era riempita di coins.
Toccava a me a giocare e se avessi perso non avrei giocato per le prossime due ore, mi son detto di giocare bene e mi sono preso in parola. La prima partita l’ho vinta facendo un tiro spettacolare, penso di non riuscire a descriverlo a parole, vi dico solo che più di una persona si è alzata per venirsi a complimentare. Mi ero così gasato che ho vinto 16 partite di seguito, ero diventato l’uomo da battere. C’era un ragazzo che ne aveva già vinte una decina di seguito in un altro biliardo, eppure ha interrotto la sua serie vincente per giocare contro di me, ma non c’è stato niente da fare, era la mia serata perfetta. Sono andato via che erano le due del mattino e tra quello che ho bevuto e fumato non so neanche come sono rientrato all’ostello, ma quanto mi ero divertito e quanta gente avevo conosciuto.
L’indomani lasciai Dublino, direzione Galway. La raggiungo con il bus della compagnia Citylink, 13 euro e due ore e mezza di viaggio mi fanno raggiungere la città. Avevo prenotato il Savoy hostel a 15 euro a notte. Già dalla camminata per arrivare l’ostello mi ero innamorato di questa piccola città. L’ostello era carinissimo e vicino alla Quay street, ossia la zona pedonale e direi anche la più battuta e la più caratteristica. Poso il mio piccolo zaino all’ostello e vado a farmi un giro. Attraversando la Quay street ne rimango affascinato, piena di ristorantini, bar, pub e negozietti per turisti, ed ad ogni 30/40 metri c’era un artista di strada, qualche giocoliere, ma la maggior parte erano piccoli gruppetti che suonavano veramente bene e una gran folla di gente tutt’intorno ad ascoltarli. Verso la fine della zona pedonale c’era un posticino dove per 7 euro mangiavi un fish and chips da favola, il Mc, Donaugh’s, era sempre strapieno, poi sono venuto a sapere che era uno dei più famosi e conosciuti e visto che ci ho mangiato ogni giorno capii il perchè.
Attraversando la strada mi sono trovato davanti il fiume Corrib, il paesaggio intorno era bellissimo, verde ovunque e con la vista dell’infinito Oceano Atlantico. Prima di perdermi tra la natura sono andato a visitare The Spanish Arch, una delle maggiori attrazioni turistiche della città, scusate l’ignoranza, ma a me non è sembrato niente di spettacolare, mi ha giusto colpito il fatto che fu costruito nel 1584. Ho continuato la mia passeggiata in mezzo al verde, più camminavo e più Galway mi entrava nel cuore. Sulle sponde del fiume si sedevano sull’erba miriadi di gruppetti di giovani e tra musica e birra sembrava un concerto a cielo aperto, come se fossi vivendo all’interno di una radio, dove ogni 10 metri autonomamente cambiava stazione. Raggiungo un piccolo faro situato alla fine di un lungo viale, lì non c’era quasi nessuno, mi fermo un po ad ammirare l’infinità dell’oceano e poi rientro verso il centro. Faccio sosta al King’s head, uno dei pub più rinomati sulla Quay street, c’era musica dal vivo ed il gruppo era davvero forte, tanto da tenermi incollato al bancone del bar ad ascoltarli per tutta la serata. Dopo la quarta guinness avevo anche fatto conoscenza con un paio di ragazze sedute ad un tavolino lì vicino ed ho concluso la serata con loro in un altro pub della zona pedonale e ci siamo bevuti un paio di birre prima di rientrare in ostello.
Il giorno seguente avrei visitato la provincia di Connemara, conosciuta per i suoi castelli, bellissimi paesaggi e l’abbazia di Kylemore. L’ostello organizzava un tour per 25 euro, tutto incluso ( tranne il pranzo), inizialmente volevo andarci per conto mio, così cominciai a prendere info per come visitare i posti di maggiore attrazione. Avevo trovato un bus che mi portava fino all’abbazia di Kylemore per 16 euro andata e ritorno, ma non avrei avuto l’occasione di visitare tutti gli altri posti. Rientrato all’ostello mi presento alla mia compagna di stanza, Livia, una giovane ragazza Svizzera, anche lei voleva visitare Connemara, così la metto a conoscenza delle info che avevo preso, ed alla fine credeteci o no il tour era molto più conveniente. Così l’indomani partiamo dalla coach station , il Galway tour ci stava aspettando, partenza alle 10. L’autista faceva anche da guida turistica, si chiamava Michael, ha parlato ininterrottamente per tutto il giorno, intrattenendoci con battute ed informazioni utili su quello che stavamo vedendo. La giornata era fantastica. Il primo stop è stato al villaggio di Cong, dove c’era un’abbazia del XII secolo ed esilio del Re d’Irlanda Rory O’Connor. L’abbazia era mezza distrutta, dopo l’esilio del Re fù abitata da monaci, era situata sulla sponda del fiume Corrib, tutt’intorno tanta natura. Io e Livia ci siamo fatti una paseggiata, ridevamo e scherzavamo in continuazione. Il villaggio di Cong negli anni era diventato conosciuto per un film che ci avevano girato The quite man, con John Wayne nel quale ci avevano dedicato una statua che rappresentava una scena del film.Poi siamo risaliti sul bus per raggiungere Kylemore Abbey, l’attrazione principale, passando attraverso Lough Nafooey ed il Killary Harbour.
Durante il percorso per raggiungere l’abbazia il paesaggio era mozzafiato, montagne in lontananza, verdi vallate attraversate da fiumi e piccoli laghi, anche un piccolo fiordo che per 16 km. si addentrava all’interno, insomma anch’essa sembrava la scena di un film, un paesaggio che assomigliava alla valle dell’Eden, una natura sconfinata. Verso le 14 arriviamo a Kylemore. Si poteva entrare e visitare l’abbazia per 10 euro, ma il bello era ammirarla dal di fuori. Un’imponente abbazia anch’essa abitata dai monaci negli ultimi anni, ma costruita come residenza privata. Perfettamente ben conservata, circondata da una vegetazione fittisima e davanti ad essa un grandissimo lago. Ammirarla era fantastico. Avevamo una sosta di due ore, così io e Livia decidiamo di andarci a trovare un posticino dove potevamo consumare il pranzo che ci eravamo portati, ed allo stesso tempo volevamo allontanarci dalle migliaia di visitatori e godere di un’ottima vista dell’Abbazia. Riusciamo a trovare lo spot perfetto dal lato opposto del visitor center, che poi dal posto che avevamo scelto potevamo camminare un cento metri tra la natura ed entrare di soppiatto nell’abbazia evitandoci di pagare l’entrata, ma abbiamo preferito rimanere ad osservarla in tutta la sua bellezza. Eravamo seduti sull’erba ad un passo dal lago, completamenti soli con una vista incredibile, tutto era perfetto.
Alle 16 siamo risaliti sul bus e nella strada del ritorno ci siamo fermati un altro paio di volte per visitare castelli e abbazie o almeno quello che ne era rimasto, tutte risalenti al XII e XIII secolo, ma quello che più ci ha affascinato era il meraviglioso paesaggio che stavamo attraversando. Al rientro all’ostello Livia si è di fretta preparata per raggiungere la sorella che studiava proprio a Galway, io mi sono diretto sulla Quay street per andare a mangiare il mio fish and chips, al Mc Donaugh’s. Volevo proseguire la serata con un paio di birre, ma la stanchezza cominciava a farsi sentire, così decisi di rientrare, anche Livia era appena rientrata, così prima della buonanotte ci siamo fatti un paio di chiacchiere.

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