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Alle 6 del mattino siamo tutti stati svegliati dall’allarme anti-incendio, un falso allarme, ma oramai eravamo tutti svegli, così siamo andati a far colazione inclusa nei 15 euro. Alle 8 Livia è ripartita per la Svizzera ed io sono andato ad organizzarmi il tour che avrei fatto quel giorno, ossia la visita alle famose Cliffs of Moher. C’era un bus che mi ci avrebbe portato direttamente per 16 euro andata e ritorno, ma avrebbe fatto una strada interna, evitando tutta la bellezza del paesaggio, così anche stavolta decisi di prendere il tour, sempre per 25 euro. Il tour cominciava alle 10, sempre dalla stessa coach station. Ci sono andato da solo, ma come preso posto ho conosciuto Karin, una ragazza di New York che mi sedeva accanto ed Evelyn, australiana seduta sull’altro lato, l’autista si chiamava John. Naturalmente l’attrazione principale erano le Cliffs, ma il bus si è fermato anche a farci ammirare altri posti, tra i quali il castello di Dunguaire a Kinvara, un piccolo castello del XVI secolo, poi il bel paesaggio di Burren, totalmente ricoperto da km. e km. di limestone e siamo passati per Kilfenord, conosciuta come la cittò delle croci, per via dell’abbondanza di croci celtiche che adornano la cattedrale del XII secolo, ed infine siamo passati per il Doglin village per la pausa pranzo. La curiosità di questo villaggio è che ogni anno a Settembre, tutti i single si ritrovano per incontrare la loro anima gemella, nel 2018 si presentarono 40.000 persone. Doglin è un antico villaggio di pescatori, datato addirittura nell’era neolitica e con la presenza di un vecchio pub aperto nel 1832. Risaliamo sul bus e finalmente arriviamo alla meta tanto attesa, le Cliffs of Moher.
Naturalmente c’era tanta, ma tanta gente, ma fortunatamente la zona era molto ampia, le Cliffs si dilungavano per 8 km. e se si aveva voglia di camminare fino all’estremità più lontana da dove ti lasciava il bus, con un po di fortuna si poteva trovare uno spot con pochissima gente, anche se la vista non era delle migliori. C’era un sentiero che le costeggiava, ma a proprio rischio si poteva arrivare fino al bordo della scogliera. Non soffrendo di vertigini e preso a provare quell’adrenalina che una scogliera di 214 metri può regalarti, mi sono più volte spinto fino al bordo più estremo, ammirandole da un’angolazione che davvero in pochi hanno osato provare. Specialmente in un punto dove mi sono seduto con le gambe nel vuoto e piegato su me stesso guardavo in basso, sarò rimasto lì per qualche minuto, solo quando mi sono rialzato ho visto che molta gente mi stava scattando delle foto, qualcuno ha anche commentato che ero stato un “incosciente”, ma io ero tranquillissimo. Avevamo due ore di tempo, più che sufficiente per godersele in pieno. Mi divertivo a trovare i posti più bizzarri da dove osservarle, poi una volta trovato un posticino tranquillo mi sono seduto sempre con le gambe nel vuoto e sono rimasto lì ad ammirare tanta bellezze che solo madre natura può regalarci.
Durante la strada di rientro ci siamo fermati per visitare altre cliffs di minore importanza, ma anch’esse molto affascinanti, con una piccola spiaggetta facilmente raggiungibile, avendo così l’opportunità di mettere i piedi a mollo nelle fredde acque dell’Oceano Atlantico. Abbiamo costeggiato la così chiamata ” selvaggia via dell’Atlantico”. Una piccola e stretta strada con una stupenda vista dell’oceano ed ammirandolo riuscivi a perderti nella sua immensità, era una vista veramente fantastica.
Alle 18 rientro in ostello, giusto il tempo di una doccia e poi mi sono incontrato al King’s head con Evelyn e Karin, ci siamo bevuti un paio di birre ascoltando musica dal vivo e prima di mezzanotte ci siamo salutati. Molte persone mi avevano detto che Galway è la città più bella dell’Irlanda, non avendo visitato molto di questo paese non posso dire altrettanto, ma sicuramente l’ho trovata bellissima.
L’indomani rientrai a Dublino per la mia ultima serata. Ci arrivo che erano le 16, stavolta avevo preso un altro ostello, il Four courts hostel, 13 euro a notte e distava 500 metri dal Temple bar, poso lo zaino ed esco. Mi faccio prima un giro per la città per trovare un posticino dove mangiare bene ed economico, lo trovo in una specie di fast food, mi sono fatto una cotoletta con verdure per 6 euro poi mi sono diretto al Fibber bar, non aspettavo altro. Come entro riconosco più di una persona, ma molte altre mi hanno salutato senza che io mi ricordassi di loro. Ritrovo anche il gruppo di ragazzi del Brasile. Ripartono le sfide, ma anche quella sera sono andato alla grande. Ci ero entrato che erano le 19 e sono rimasto a giocare fino alle 2 e 30, orario di chiusura. Durante la serata mi ero fatto più di un amico ed è proprio con uno di questi che decidiamo di continuare la serata. Ci facciamo un’altra birra e poi mi porta in un altro posto che non ricorderò mai, eravamo tutti e due belli alticci, vaghiamo per la città ed incontriamo un paio di ragazze, anche la loro serata era stata bella dura. Ci invitano a casa loro e continuiamo a bere birra fino al mattino, avevamo fatto i giochi più assurdi e ogni volta che perdevi dovevi bere un birra, per fortuna avevano solo guinness nel frigo. Ad una certa crolliamo. Solo verso le 11 ci risvegliamo, io avevo un mal di testa da paura. Usciamo da casa loro che non sapevamo neanche dove eravamo, io in verità non ricordavo neanche i loro nomi, mi ricordavo solo della fantastica serata che avevo passato. Raggiungo in tempo l’ostello per fare il check-out in tempo e prendere il bus per l’aeroporto. Stavo salutando questo bel paese e felice di aver vissuto, anche se per soli 8 giorni, esperienze indimenticabili. Ora mi aspettava la Danimarca.

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