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Arrivo all’aeroporto di Beirut che era già sera. Non c’erano buses a quell’ora, fortunatamente incontro altri due backpackers con la quale divido un taxi per il centro città, da lì ho camminato una ventina di minuti per raggiungere il Talal Hotel, situato vicino al porto di Beirut e non distante dalla zona di Gemmaizeh. Onestamente non è uno dei migliori ostelli dove abbia pernottato, ma come prezzo e location no ho nulla da recriminare alla mia scelta. Ho pagato 25.000 lire libanesi a notte ( 1 euro=1.700 L.L. ) il proprietario simpaticissimo, ti accoglie sempre al mattino con una tazza di buon caffè, ed anche se internet è a pagamento, te lo fa usare spesso senza chiederti niente, poi è vicinissimo alla stazione centrale dei bus, una meraviglia per spostarsi fuori città.

Arrivo all’ostello che erano le 22, poso lo zaino ed esco immediatamente per guardarmi intorno. Cammino poche centinaia di metri e vengo subito accolto dalla fantastica vista della Moschea Al-Alamin, che di notte con le luci accese faceva il suo effetto, già dal benvenuto avevo capito che questo paese mi avrebbe colpito.

Il giorno seguente mi sveglio abbastanza presto e decido di girarmi la città a piedi. Era domenica, e decido di cominciare dal Sunday market, quale giorno migliore..:). Ci arrivo dopo una lunga ed estenuante camminata, centinaia e centinaia di bancarelle affollavano le strade, vendevano di tutto, faceva un caldo bestiale e dopo la fatica per arrivarci vengo ripagato con una bella e rinfrescante limonata in stile Libanese, ancora non ho capito come la facevano, ma era buonissima. Ogni bancarella dove mi fermavano mi dicevano qualcosa, naturalmente non capivo nulla, mi parlavano in arabo, ma dopo un paio di bancarelle ho capito che: marhaba significava benvenuto. Dovevo desistere nel comprare qualcosa, viaggiavo con un solo piccolo zaino e non c’era spazio neanche per una maglietta, ma all’uscita dal Bazar non ho resistito a comprare due piccoli profumi. Ho continuato a camminare fino al Museo Nazionale 5.000 L.L. era il costo dell’entrata dove ho potuto ammirare fantastici reperti dell’era Romana, Ellenistica, fino all’era del Bronzo. Il reperto che più mi ha colpito era l’immagine scolpita nel marmo di quando Priamo inginocchiandosi bacia la mano di Achille per riavere il corpo del suo figlio morto, Ettore. Da lì di nuovo in marcia fino al Pigeons’ rock, due bei faraglioni in mezzo all’acqua cristallina, non come i Caraibi, ma non ci si poteva lamentare, quì mi son fermato per riposarmi un po, la giornata era fantastica ed il posto era perfetto per riprendere un po di forze.

Costeggiando il lungo mare sono arrivato al faro di Beirut, per poi addentrarmi nel quartiere di El- Hamra, avevo una fame incredibile e mi fermo a mangiare in un ristorantino fuori dal centro. Hummus, falafel e fattoush fanno per me il lunch perfetto, tutto stra buono ed abbastanza economico, me la cavo con 11.000 L.L. ma sinceramente c’era abbastanza food per due persone.

Erano le 15, smetto di chiedere informazioni alla gente e mi lascio andare perdendomi tra le stradine di Beirut. E’ qui che scopro le due facce della capitale, non solo bellezze e palazzi moderni, ma anche quello che la guerra degli anni ’70 aveva lasciato. Decine e decine di palazzi abbandonati, non erano completamente distrutti, ma si vedeva chiaramente che le pareti erano state completamente forate dai colpi dei proiettili, girando per quelle strade e tornando indietro di 40 anni potevi farti un quadro di quel brutto periodo. Rientro all’ostello che erano le 18, le gambe mi facevano male per quanto avevo camminato, ma la giornata non era ancora finita, una bella doccia e via a Giammayze, intendiamoci non per far festa, giusto per una bella birra ghiacciata, in finale me l’ero meritata.

La via principale è piena di ristorantini e bar, mi fermo al Bar 35 ed ordino una birra, il posto non è poi così economico 7.000 L.L. per una birra da 0.5, ma quella sera trasmettevano la partita Roma-Juve, al fischio finale me ne ero fatte 3, si era fatta mezzanotte e non vedevo l’ora di buttarmi a letto. Il mattino seguente mi lascio convincere da Erik, un signore francese che aveva affittato una macchina, ad andare con lui a Sidon, o Sida una città a sud di Beirut. Mi ero informato già di questo posto e non ero sicuro di volerlo visitare, ma vista la comodità di andarci in macchina ho accettato il suo invito. Ho capito che guidare per questo paese non è per niente facile, già il giorno prima camminando per le strade avevo notate che i conducenti non hanno nessun rispetto per i pedoni, ao’ non ti lasciano attraversare la strade neanche sulle strisce, e se qualcuno ti lascia passare devi stare attento che ti può arrivare una macchina a cento all’ora subito dopo. Un traffico incredibile e per uscire da Beirut ci è voluto il triplo del tempo che ci abbiamo messo per arrivare a Sidon. Una volta arrivati Erik è andato a trovare l’Hotel che aveva prenotato ed io mi sono fatto un giro per la città, ma a parte il castello sul mare, che in verità è tutto distrutto e c’è poco da vedere, ed un gran Bazar, con qualche viuzza che lo rende un po caratteristico non c’è molto altro, infatti dopo una buona mangiata ( il cibo Libanese è fantastico) riprendo il bus per Beirut e ci arrivo in 40 minuti pagando 2.000 L.L. ( vatte a fidà dei Francesi….:).

Anche quella sera ho fatto una scappatina a Gemmaizeh, stavolta ho optato per il London Bar, fino alle 21 c’era l’Happy Hour, una birra da 0.5 costava 5.000 L.L. c’era musica anni ’90, perfetto, è stata la mia scelta per tutte le serate fino alla mia partenza. Il giorno seguente mi sveglio alle 8, anzi mi alzo alle 8, in quanto per tutta la notte c’era un gatto che miagolava, mi sono anche alzato verso le 4 con in mano una ciabatta e minacciosamente giravo per trovarlo, ma lui è stato più furbo di me ed alla mia vista è sparito per ricominciare a miagolare poco dopo. Una volta preso il rituale caffè mattutino mi dirigo alla stazione dei bus, finalmente era arrivato quello che per me era il gran giorno, la visita al siti archeologico di Baalbek. Dal porto di Beirut minivan (1.000 L.L. ) fino al ponte dell’aeroporto ( Giser al matar in arabo ) poi altro minivan ( 6.000 L.l: ) fino a Baalbek, totale tempo di viaggio due ore e mezzzo. L’entrata al sito costava 15.000 L.L. e già dall’esterno si capiva che li valeva tutti.

Già l’entrata era spettacolare, una grande scalinata ti faceva arrivare in un piazzale ricco di colonne romane, poi davanti agli occhi ti si apriva quello che rimaneva di una piccola città, ma quella vista ti arricchiva il cuore di indescrivibile emozioni. Eri circondato dalla storia, che iniziava centinaia di anni prima di Cristo, per poi essere stata conquistata dai Romani che con le loro costruzioni ne hanno portato a termine il capolavoro. Fù proprio sotto l’impero di Nerone e Caracalla che le maggiori strutture vennero erette, si potevano ammirare il Tempio di Giove e di Venere, ma quello che più mi ha colpito era il tempio dedicato a Bacco.

Un’enorme struttura contornato da colonne non grandi, gigantesche, alte 30/40 metri di un diametro mostruoso, erano così possenti che al solo vederle ti veniva voglia di dargli due pacche con la mano e di dire:” me coglioni, hai capito sti Romani”. Da un lato c’era l’entrata, dovevi salire delle scali oramai mal ridotte e ti trovavi davanti un’enorme porta in marmo, mastodontica, pieni di rilievi scavati nel marmo e arricchita da sfarzosi capitelli romani, attraversandola entravi all’interno, senza tetto. Un piazzale centrale ed intorno decine di colonne che dividevano una nicchia dall’altra, dove una volta erano collocate statue di divinità romane. Archi, capitelli e grandi pietre scolpite davano gioia alla vista, davanti delle scali che ti facevano arrivare dove una volta c’era la statua della divinità alla quale il tempio era stato dedicato, una cosa bellissima, neanche a Roma ( tolto il Colosseo) ci sono resti così ben conservati della civiltà romana.

Uscendo dal Tempio come al solito mi guardo intorno per trovare un posto tattico per godermi la vista dell’intero sito, una bella arrampicata tra le rovine mi ci fà arrivare. Lì su ero solo, penso che nessuno avrebbe azzardato tanto, devo ammettere che sono stato un po incosciente, ma la vista era meravigliosa, riuscivo a vedere interamente due lati del Tempio di Bacco, sarò ripetitivo ma era stupendo ed enorme, ti dava veramente la sensazione della potenza che l’impero Romano aveva in quegli anni. Rimango lì una buona mezz’oretta e non nascondo che ammirandolo e dando spazio all’immaginazione mi son fatto un bel viaggio tornando indietro di qualche migliaio d’anni.

Riscendendo entro di nuovo nel maestoso Tempio per un’ultima visita e poi mi dirigo verso l’uscita. Mi fermo in un chiosco poco fuori e dopo una lunga contrattazione partita da 70.000 L.L. riesco a comprarmi un anello in argento per 25.000 L.L., volevo a tutti i costi un ricordo di quel posto, in più mi faccio regalare una moneta antica, è stato un buon deal, anche perchè sarò rimasto lì a contrattare per un bel po. C’era anche un’altra parte del sito da visitare, ma al momento era chiusa, anche se per tornare alla stazione dei bus e costeggiandola non ho resistito a scavalcare un piccolo recinto ed a scattare qualche foto.

Ripercorrendo il viaggio a ritroso sono tornato all’ostello che erano le 19, la giornata era stata fantastica e mi sono premiato con un paio di birre al London bar, dove ho anche conosciuto una ragazza Siriana con la quale ho scambiato due piacevoli chiacchiere. Il mattino seguente me lo volevo prendere di riposo e godermi la bella giornata in spiaggia, ma ero troppo preso dall’avvolgente storia di questo paese che son finito per dirigermi a Byblos, la quale, secondo molti studiosi è la città civilizzata più antica al mondo. Ci sono stato insieme a Georgi, un simpatico signore brasiliano di 65 anni, con un’energia da far invidia ad un ventenne. Ci arriviamo con un’ora di viaggio in minivan 2.000 L.L., l’entrata costava 8.000 L.L.. Posso scherzosamente confermare che era la più antica al mondo, in quanto a parte 5 colonne unite da un bel capitello ed un castello in parte ricostruito, non c’era rimasto altro, solo accumuli di pietre sparse un po ovunque, infatti dopo poco eravamo già diretti verso l’uscita. Purtroppo dopo Baalbek era difficile incontrare di meglio, ma al solo pensiero che la civilizzazione di Byblos avvenne nel 2.900/2.700 B.C. ti faceva rabbrividire, era l’inizio dell’era del Bronzo, l’inizio dell’ era civilizzata. Andiamo a farci un giro nel porto vecchio e mi incuriosisce un negozietto che vendeva reperti di fossili, affianco c’era un museo con una bella ragazza che ti spiegava la storia di questi ritrovamenti, non ho resistito a fare un piccolo acquisto. Un fossile che raffigurava un pesce oramai estinto, spruzzandoci un po di acqua sopra si accentuavano i colori e potevi vedere le varie sfumature, per 7.000 L.L. ne prendo uno ed incluso c’era il suo passaporto, con la data dell’età che risaliva a 100 milioni di anni fa, impressionante. Si era fatta l’ora di pranzo ed anche stavolta la cucina Libanese ha deliziato i nostri palati. Nella via di rientro ci siamo fermati ad Harissa, e prendendo una vertiginosa teleferica, abbiamo raggiunto la parte più alta della città con una vista mozzafiato di gran parte della costa, anche se il biglietto è di 9.000 L.L. ne valeva la pena. L’ultimo giorno l’ho dedicato ad un po di riposo ed a prepararmi per la prossima destinazione. Sono rimasto meravigliato dalla bellezza del Libano, coinvolto dalla loro cultura, deliziato dalla sua cucina ed innamorato della loro storia. Un paese che a mio parere va assolutamente visitato. Domani mi aspetta un’altra avventura. Kuwait sto arrivando.

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