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  >  amici   >  SAINT VINCENT and the GRENADINES

Ci arrivo dalle Barbados. Come esco dall’aeroporto mi incammino su per una bella salita che mi porta alla fermata del bus, 3 e.c. ( 1 euro ) e mi trovo a Kingstown, la capitale. Ci arrivo che erano appena le due del pomeriggio. Già sapevo dove dovevo dirigermi, quindi vado diretto al porto e mi informo per il prossimo Ferry per Bequia island. Sarebbe partito alle 16:00, 25 e.c. per un’ora di viaggio. Bequia è un’isola molto gettonata, bellissime spiagge, un’atmosfera rilassata, e non c’è bisogno di girarla tanto, tutto succede intorno a Port Elizabeth, dove avrei dovuto trovare un alloggio. Allora, dopo un paio d’ore che stavo girando, ero riuscito a trovare due opzioni: la Julie’s guesthouse, camera privata con bagno, senza internet ad un paio di strade distante dalla spiaggia, 45 USD a notte, o il Frangipani Hotel, ad un metro dall’acqua, bella stanza con wi-fi, a 80 USD a notte, così io vado per la terza opzione, ossia amaca in spiaggia. Vedo un paio di persone del posto che avevano posizionato un paio di amache proprio fronte mare, a cento metri dal Frangipani Hotel, mi avvicino e dopo essermi presentato gli dico se avrei potuto sistemarmi lì con loro. Erano fantasticamente ospitali, non solo mi danno il posto migliore dove appendere la mia amaca, ma lì vicino c’era anche una barca oramai ancorata sulla spiaggia da anni, nella quale mi hanno fatto mettere lo zaino più grande e le cose che non mi servivano, poi l’hanno coperta con un telone e mi hanno detto di non preoccuparmi che nessuno avrebbe mai toccato niente. Così visto che si stava facendo buio mi preparo per la notte. Amici miei, avevo trovato un posto meraviglioso. Quella sera stessa arrivano altre due persone con 3 grossi pesci, era già tutto pronto per accendere il fuoco, una vecchia pila già conteneva cipolla ed altre spezie, giusto il tempo di bollirlo e la cena era pronta. Abbiamo mangiato tutti e 5 insieme intorno al fuoco, da bere acqua di cocco, per sdebitarmi ho pulito i piatti…ahahahahahaahahaha…scherzo, abbiamo mangiato con le mani, abbiamo usato giusto qualche noce di cocco spaccata a metà per degustare quel delizioso brodino. La notte è stata fantastica, una bella vista, ed un leggero venticello che faceva leggermente dondolare l’amaca, mi sentivo come coccolato da Eolo, prima di essere accolto tra le braccia di Morfeo. Il giorno seguente la giornata era meravigliosa, così mi incammino verso una delle spiagge più belle dell’isola, Princess Margaret beach. la si raggiungeva con una breve camminata su di una passerella costruita proprio sull’acqua, una vista eccezionale della baia e poi si raggiungeva la spiaggia, e che spiaggia. Era bellissima, in verità è proprio da quI che sto scrivendo, appoggiato sotto di una palma con la stupenda vista di questo posto meraviglioso. Un’acqua stupenda, temperatura ideale, sabbia bianca, poca gente, insomma un’altro paradiso Caraibico. Mi butto in acqua e lì rimango fino a che in lontananza vedo una grossa nave da crociera, eh sì, purtroppo era così famosa che una volta a settimana ci arrivavano le onde di turisti. Neanche li vedo sbarcare che me ne ero già andato, tanto era a 10 minuti di cammino da dove stavo, potevo tranquillamente tornarci il giorno seguente. Così sono tornato tra i miei amici di amaca. Loro avevano dei banchetti dove vendevano frutta che quotidianamente andavano a prendere, ed uno di loro ogni giorno si arrampicava su per le palme a mani nude per tirar giù i cocchi, una noce di cocco la mettevano a 5 e.c. e ce n’era di acqua. Mi piaceva stare lì con loro, erano simpaticissimi, li aiutavo con i turisti a vendere la frutta, parlandoci da sdraiato nell’amaca, così loro lavoravano, si alzavano giusto per prendere i soldi o per spaccare qualche cocco, fantastici, così sì che campi 100 anni. Però la sera me ne andavo sempre al Whaleboner, proprio attaccato al Frangipani hotel, un bel bar con musica dal vivo, una birra costava 5 e.c. ed era un fantastico posto per socializzare. Al bar lavorava una bella e simpatica ragazza Johan, sapeva dove dormivo e mi aveva preso a cuore chiedendomi sempre se andava tutto bene, io gli rispondevo sempre con un gran sorriso dicendogli che non poteva andare meglio. Quella sera però ha cominciato a piovere, ho avuto giusto il tempo di correre a togliere l’amaca e metterla sotto il telone per poi tornare al Whaleboner. Avevo conosciuto un ragazzo Inglese, Alex, lavorava sull’isola e ci siamo messi a chiacchierare e a bere birra, ma con un inglese non è semplice arrivare a stare in piedi a fine serata, ci saremmo bevuti almeno 6/7 birre a testa. Purtroppo il bar doveva chiudere e ancora stava piovendo, così Alex mi dice che, se avessi voluto sarei potuto andare a dormire da lui, in quanto aveva una stanza extra, non me lo son fatto dire due volte. Un bell’appartamento sopra la collina, una camminata di 10 minuti per raggiungerlo ed una bellissima vista della baia, si vedeva anche dove erano posizionate le amache, ma al momento tutti erano andati a trovare un posto riparato. Lì vicino c’era anche un piccolo ristorante che era ancora aperto e ci siamo fatti un altro paio di birre a testa prima di andare a dormire. Il mattino seguente ci svegliamo alle 7:30 lui doveva andare a lavorare ed io son tornato dai miei amici. Quella mattina sono rimasto a riposarmi sull’amaca, mi sono mosso solo per andare a pranzare al Chic restaurant, davanti al fruit market, un ristorantino con cucina tipica, buona ed economica e devo dire con una discreta vista della baia, poi la connessione internet era fenomenale e ne approfittavo ad andarci ogni tanto per controllare l’email. Nel pomeriggio mi sono diretto a Lower beach, una camminata di 20 minuti passata Margaret beach. E che volete che vi dica, un altro paradiso. Molti la preferiscono a Margareth beach, per me sono identiche, forse il fatto che essendo un po più lontana ci arriva meno gente, ma per il resto sono entrambe bellissime. C’era un’ottima visibilità, così mi prendo maschera e boccaglio e mi butto in acqua. Non passano neanche 20 minuti che, tra un immersione e l’altra sotto uno scoglio vedo un’aragosta, non mi sembrava vero, torno in superficie super eccitato, a momenti bevevo tutta l’acqua che era nel boccaglio invece che soffiarla fuori, riempo i polmoni d’aria e mi immergo di nuovo, riemergo in superficie tenendo in mano quel bel crostaceo, esco dall’acqua come un eroe, senza neanche accorgermi che quell’aragosta era un po… piccolina. Torno dove era l’amaca e mi preparo il fuoco, naturalmente io volevo condividerla, ma loro ridendo mi dicono di non preoccuparmi, era veramente piccolina, l’ho bollita poi ci ho aggiunto un po di lime e…. era buonissima, anche se dopo 20 minuti mi sono andato a mangiare un panino, ma volete mettere la soddisfazione di pescarla e mangiarla, per me quell’aragosta non aveva prezzo. Anche quella sera sono andato al Whaleboner, praticamente ogni sera ero lì, ho conosciuto due coppie di Italiani, molto simpatici ed ho passato un piacevole pomeriggio, poi li ho anche rincontrati il giorno seguente, sempre al Whaleboner, ma all’ora di pranzo. Avevano ordinato una miriade di piatti, così mi invitano al loro tavolo, la loro generosità era esagerata, avevo sempre una bottiglia di birra davanti a me. Dopo pranzo ci dirigiamo tutti e 5 in spiaggia e tra una nuotata ed una chiacchiera si era fatta l’ora di rientrare. Neanche il tempo di salutarli che comincia di nuovo a piovere, stavolta son dovuto correre, per fortuna che i ragazzi si erano già presi cura di togliere la mia amaca, altrimenti si sarebbe completamente bagnata e sarebbe stato un problema per la notte. Anche se non siamo riusciti ugualmente a dormire in amaca quella sera, pioveva troppo, ma loro avevano il piano di riserva, sotto il tetto di un ristorante che chiudeva a mezzanotte e riapriva alle 7, quindi, quando pioveva la notte si poteva passare lì. Purtroppo nei giorni seguenti le giornate non sono state bellissime, anche se giusto qualche goccia, fortunatamente non la notte, si poteva dormire in amaca tranquillamente. E così passavano le giornate, senza neanche che me ne accorgessi. Port Elizabeth come ho già detto è un posto molto piccolo, e oramai tutta la gente del posto sapeva che un Italiano dormiva e viveva tra di loro. Quando camminavo per strada tutti mi salutavano e mi chiedevano come avevo passato la notte, sembrava come se tutti volessero prendersi cura di me assicurandosi che stavo bene, ma io stavo benissimo. Mi sentivo come a casa, una mattina mi hanno anche portato il caffè in amaca. Quando passeggiavo salutavo tutti e mi mettevo sempre a parlare con ognuno di loro, erano curiosi di cosa facevo ed io gli spiegavo un po la mia vita. Di giorno andavo spesso a farmi un bagno in una delle due spiagge, ogni volta che passavo davanti al whaleboner la proprietaria mi chiedeva se mi serviva qualcosa, un pomeriggio mentre mi ero fermato a guardare il tramonto proprio lì davanti mi ha anche offerto una birra, ero coccolato come un re. Dopo 6 giorni passati a Port Elizabeth era giunta l’ora di spostarsi, destinazione Union Island, ma sarei dovuto tornare a Kingstown e da lì prendere il Ferry per 60 e.c. Union Island è una piccola e fantastica isola, Chatam Bay è meravigliosa, ma il tempo non era bello, avrei voluto prendere un tour privato per le Tobago Cays, ma continuava a piovere, insomma non sapevo cosa fare, mi son ricordato che avevo prenotato il volo da Grenada per Trinidad, e sinceramente se sarei stato altro tempo a Union Island mi sarebbero rimasti poi pochi giorni per visitare Grenada, così presi la triste decisione di lasciare questa bellissima isola e dirigermi verso la prossima destinazione. Sinceramente mi è dispiaciuto molto andarmene, maledetti biglietti aerei che ti obbligano a comprare prima. Quello che mi è piaciuto di questa isola…? che l’ho vissuta in maniera differente, apprezzandola al di fuori dei soliti giri turistici. Per coloro che hanno intenzione di recarsi nelle Grenadines consiglio a cuore aperto di pianificare qualche giorno in più di permanenza, ne vale veramente la pena e se passate davanti alla chiesa di St. Mary a Port Elizabeth, fermatevi a portare un saluto da parte mia a quei simpaticoni dei “miei amici d’amaca”.

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