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Ci arrivo con la barca da Martinica. Sarei dovuto arrivare a Castries alle 18, perfettamente in tempo per prendere il bus per Soufriere ed avere il tempo di decidere per la guesthouse. Invece la nave fa un enorme ritardo, facendomi arrivare alle 22:30, rovinando così i miei “piani”. L’alternative erano di prendere un taxi, farmi accompagnare all’Hotel più vicino ed il mattino seguente prendere il bus, il tutto non mi sarebbe costato meno di 70/80 USD, altrimenti rimanere a dormire nel porto e prendere il primo bus il giorno successivo. Rimango al porto, solo che a mezzanotte dovevano chiuderlo e la security mi fa uscire, ecco ora non sapevo proprio dove cavolo andare. Mi incammino per la strada principale e vedo un ragazzo che fumava una sigaretta sulla porta di casa, mi guarda e mi chiede se tutto era ok, io mi avvicino e gli racconto un pò la situazione, lui mi risponde che la sera in quella zona non era da stare molto tranquilli, giravano spesso gruppi di ragazzini sempre pronti a far casini, se mi avessero incontrato, vagheggiare per la strada di notte, sarei diventato il loro passatempo. Però mi dà anche una buona notizia, il primo bus sarebbe partito alle 6:00, ed oramai si era già fatta l’una, dovevo giusto resistere un 5 ore, inoltre mi dice che il posto più sicuro dove andare era il pronto soccorso, io gli dico sorpreso :”il pronto soccorso…?”, lui mi risponde che era a 100 metri, lì sarei stato al coperto e al sicuro e alle 6 il bus sarebbe partito non distante da dove mi sarei trovato. Per farla corta ho passato la notte nella sala d’attesa del pronto soccorso, a pensare che neanche quando mi sento male voglio andarci. Alle 5:30 ero già ad aspettare il bus, arriva puntualissimo, 8 Caribbean Dollars ed in un’oretta arrivo a destinazione. Soufriere era un paesino carinissimo, il tutto era raccolto in una piccola baia, nella parte più a est c’era anche una piccola spiaggetta, abitazioni tutte in legno e la maggior parte arroccate sù di una altura. Riesco a trovare una guesthouse a 60 E.C. a notte ( 20 euro), Cascara guesthouse, molto basic e senza internet, ma con una vista di tutta la baia, spettacolare, ed il sole calava proprio davanti alla mia terrazzetta, sembrava di avere il tramonto personale, una meraviglia. Visto che era ancora presto ne approfitto subito per andare a visitare la spiaggia di Anse Chastanet, diistante un 3 km. Direi una passeggiata tranquilla se non era per quelle terribili salite e discese. Erano così ripide che, la salita ti toglieva il fiato e la discesa ti demoliva le gambe, ma a fine salita la vista che si aveva era spettacolare. La spiaggia devo ammettere che aveva il suoi fascino, non mi ha fatto impazzire, era una spiaggia vulcanica, quindi la sabbia era nera, non la mia preferita, ma c’era pochissima gente, l’acqua bella limpida, ho passato così una piacevole giornata tra bagni e snorkeling. La sera sono uscito per un giro nel paese, ma dopo aver mangiato in un ristorantino del centro c’era ben poc’altro da fare. Non erano neanche le 21 che le strade erano già vuote, i locali quasi pronti per chiudere, diciamo che vita notturna completamente assente. Il giorno successivo decido di andare a visitare la famosa Sugar Beach, considerata come una delle spiagge biù belle dell’isola. Anche per raggiungere quest’ultima mi sono incamminato, stavolta era bella distante un 5/6 km. e per fortuna che mi ha detto bene con un paio di autostop, ma avevo ben visto quello che mi sarebbe aspettato al rientro. Addirittura, per quanto le discese erano ripide, dovevo camminare con il peso del corpo spostato completamento all’indietro, con il rischio di scivolare, immaginatevi poi le salite, per rockclimbers…..:) Ma anche stavolta la vista che si aveva dall’alto era spettacolare, ancora più bella del giorno prima, in quanto Sugar Beach è circondata dalle due alture più suggestive e più conosciute del paese, The Piton, Petit Piton da un lato e Gros Piton dall’altro, presi anche come simbolo paesaggistico per promuovere il paese, non a caso la birra locale si chiama Piton beer. Come finalmente arrivo mi ritrovo in una spiaggetta da sogno. Acqua color smeraldo, una sabbia bianca e soffice, (anche se ho letto che è stata importata, originariamente vulcanica) poca gente, giusto un paio di bar e ristorantini mezzo nascosti tra gli alberi, ed un ‘area per fare snorkeling molto invitante. Distendo il pareo sulla sabbia ed in un attimo sono in acqua, sono uscito giusto per prendere la maschera. Era una giornata fantastica, ero su di una spiaggia fantastica, cosa avrei potuto chiedere di più quel giorno? ( io lo so cosa avrei potuto chiedere… un passaggio per il ritorno…:) Si erano già fatte le 16, se volevo godermi il tramonto era meglio cominciare ad incamminarsi, proprio mentre mi preparavo scambio due chiacchiere con una coppia che già da un paio d’ore si erano messi non molto distnti da me. Vivevano a New York, lui lavorava su di un ristorante Italiano, io ci avevo vissuto 3 anni nella Grande Mela, lavorando anche io in ristoranti italiani, così mi ci sono fermato a chiacchierare. Dopo poco si scopre che alle 16:30 sarebbe arrivata una barchetta che già avevano pagato, che li avrebbe portati nella spiaggia successiva dove avrebbero preso il taxi per l’Hotel, mi chiedono se volevo un passaggio fino lì, almeno per evitare la prima salita, naturalmente accetto. Il proprietario della barca non mi fà neanche nessun problema, io pensavo che mi avrebbe chiesto un extra, invece mi fa salire tranquillamente e si parte. Beh! credeteci o no, la spiaggia che loro dicevano era proprio quella di Soufriere, ragazzi miei che culo, in 15 minuti ero a casa. Avevo tutto il tempo per una bella doccia, ed un pò di relax, per strada mi ero preso un paio di birre ed alle 18 esatte ero in terrazza a godermi il tramonto, un touchdown veramente emozionante. Allora anche quì c’era da fare un bel trekking, in entrambi i Piton era possibile raggiungere la cima e godere della vista. Uno dei due era possibile farlo senza guida, l’altro era praticamente obbligatoria ed anche bella cara 150 e.ec. ( 50 euro). Decido di avventurarmi per quello senza guida il Petit Piton. Ma la mattina come mi sveglio pioveva, aspetto un’oretta per vedere se smetteva, ma anche se non era un’acquazzone il trekking doveva essere rimandato, ne approfitto per farmi un giro nel paese ma dopo aver pranzato rientro in camera. Non erano neanche le 15 che comincio a sentire musica ad alto volume che veniva dal paese, mi affaccio e vedo un bel movimento, le strade cominciavano a riempirsi di gente, c’erano macchine che trasportavano enormi casse che sparavano musica a cannone e giravano tra le strade del paese, se ti passava a fianco ti spaccavano un timpano. Mi metto una maglietta e scendo giù in paese. C’era festa ovunque, in molti ballavano per strade, chioschi che vendevano ogni tipo di carne al barbeque, birra che scorreva a fiumi da ogni locale, insomma una gran fetsa, ed infatti ero il giorno dell’Indipendenza, 25/02/1979. Finalmente un pò di action. Vagavo nel paese bevendo birra e ballando con le ragazze locali, ma evidentemente non sono persone molto festaiole, perchè alle 20 le strade erano tornate vuote, però avevo passato un divertente pomeriggio. Per i restanti giorni che sono rimasto in Santa Lucia devo dire che non sono stato fortunatissimo con il tempo, ma poco mi importava, passavo il giorno girovagando per il paese, ma era così piccolo che dopo un’oretta non sapevi più dove andare, e poi la gente a forse di vedermi girare cominciava a riconoscermi e salutarmi. Ed è stato in questi ultimi giorni che ho apprezzato le persone del posto, alla fine mi mettevo seduto su un parchetto proprio davanti al mare, c’erano sempre delle persone che stavano lì tutto il giorno e io mi mettevo lì seduto e passavo la giornata a non far niente con loro, ma si parlava tanto, ed anche se avevano poco per vivere ogni volta che uno di loro veniva con qualcosa da mangiare o da bere lo condivideva sempre con tutti. Una settimana era passata e porterò sempre un bel ricordo di questo paese, ma era giunto il momento di cambiare isola, l’ennesimo volo mi avrebbe catapultato alle BARBADOS……..

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