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  >  natura   >  SAINT KITTS AND NEVIS

Ci arrivo con 20 minuti di volo da Saint John’s. Dall’alto la vista era spettacolare, delle baie mozzafiato e tanta ma tanta natura. Non ero riuscito a prenotare niente, non c’erano ostelli, il posto più economico che avevo trovato era 52 euro a notte ma situato in una pessima posizione, avevo pensato di affittare una macchina e dormirci dentro, almeno avrei avuto anche la dipsonibilità di muovermi più liberamnete, ma non avevo trovato niente più economico di 60 usd al giorno. L’unica soluzione rimasta era andare a dormire in amaca in spiaggia e la cosa mi allettava, l’avevo già fatto parecchie volte e non mi spaventava affatto. Così come arrivato all’aeroporto mi incammino verso Basseterre, il centro città era distante giusto un paio di Km. Da lì avrei dovuto prendere il ferry per Nevis e dirigermi a Pinney’s beach, il luogo prescelto dove passare le 3 notti, ma come arrivato al ferry comincia a piovere e non sembrava una pioggerella passeggera, dovevo prendere una decisione in fretta, mi guardo intorno e vedo un hotel, il seaview hotel, entro per informarmi, una stanza 87 usd al giorno, mi era venuto da ridere e son tornato in strada. La pioggia cadeva sempre più fitta, risalgo le scale dell’hotel vado di nuovo dalla ragazza del desk e con il sorriso sulle labbra, ma in maniera schietta e decisa gli dico:” 3 notti 180 usd” lei sorride, aspetta qualche secondo e poi mi dice che avrebbe fatto un’eccezione, ho pure dovuto ringraziarla, mai speso così tanto in vita mia per una notte, già alle Bahamas avevo speso 39 usd per notte e anche se li valeva tutti, avevo detto che non avrei mai speso così tanto per dormire, ma a volte capita tornare sui propri passi e prendere decisioni differenti, avevo addirittura detto a me stesso di non dirlo a nessuno per la “vergogna”, ma eccomi quà a confessarlo…:) Almeno era situato al centro, vicino ai ferry e la stanza non era niente male. Proprio vicino a dove si prendevano i ferry c’erano in fila una mezza dozzina di chioschetti che vendevano birra a 2,5 e.c., tutti con musica ad alto volume. Mi fermo su di uno ed ordino una birra, il posto era frequentato solo da locali, ma tutti erano molto amichevoli, dopo un paio di birre già avevo fatto conoscenza con la maggior parte delle persone e c’era un odore di “erba” ovunque, infatti la musica raggae andava per la maggiore, ero praticamente circondato da rasta. le cose che principalmente volevo fare erano due: visitare Pinney’s beach a Nevis e scalare il monte Liamuiga a St. Kitts. Preso dalla curiosità del sapere se avevo fatto la scelta giusta a non andar a dornire in amaca, il mattino seguente prendo il ferry per Nevis 26 e.c. il tragitto è stato fantastico, costeggiando tutta la costa si aveva una vista stupenda delle due isole, arrivo a Charlestown in 40 minuti. A me più che una città sembrava un piccolo paesino, le abitazioni erano basse e tutte in legno, era domenica e le strade erano completamente deserte, era tutto chiuso, per fortuna son riuscito a trovare un chiosco per prendermi una bottiglia d’acqua ed un pacco di biscotti, poi mi sono incamminato per raggiungere Pinney’s beach. Che dire, una spiaggia fantastica, lunga 3/4 km. guardandomi intorno mi accorgo subito che non ci sarebbe stato nessun problema a dormire in spiaggia, se avesse piovuto mi sarei potuto riparare sotto di una piccola tettoia in legno, mezza diroccata ma mi avrebbe riparato, per la sicurezza degli zaini non ci sarebbe stato nessun problema, la spiaggia era deserta, sicuramente il giorno dopo avrei trovato un supermercato aperto per comprare da mangiare, insomma, si poteva fare, l’unica cosa è che sarei dovuto rimanere tutti e tre i giorni su quella spiaggia, ma dai miei piani un’avventura differente mi aspettava. La spiaggia funzionava così; diciamo che era lunga 3 km, il primo km era deserta, poi per un altro km era monopolio di una grande catena alberghiera, dove la spiaggia era veramente ben tenuta, pochissimi ombrelloni e degli appartamenti fronte spiaggia da invidia, e l’ultimo km deserta. Arrivo in spiaggia che erano le 10, completamente solo, mi tolgo anche il costume e mi butto direttamente in acqua, poi via sul bagno asciuga a prendere il sole integrale. Mi son rimesso il costume solo verso mezzogiorno, quando da lontano ho visto una coppia che si stava avvicinando, erano gli ospiti dell’hotel che si stavano facendo una passeggiata sulla spiaggia. Decido così anch’io di farmi una camminata e sorpassando la zona dell’hotel mi fermo a fare un pò di snorkeling. La giornata era fantastica, un caldo bestiale e raramente si incontravano zone d’ombra dove rifuggiarsi dal sole cocente, l’unica opzione era di rimanere in acqua e la cosa non mi dispiaceva affatto, solo verso le 15 mi sono rimesso in marcia per riprendere il ferry delle 16. Al rientro a St. Kitts, mi fermo direttamente al chiosco della sera prima. Qualcuno già lo conoscevo e mi son seduto a bere una birra, dico solo che mi son alzato da quel tavolino che erano le 9 di sera, ero stato tutto il pomeriggio a tracannare birra e chiacchierare con la gente del posto, erano tutti incuriositi sul mio modo di “vivere viaggiando”. Faccio anche conoscenza con Kisha, una ragazza Africana che già da anni viveva lì, ma era arrivata troppo tardi per parlare, a mala pena sono riuscito a rientrare all’hotel che era a 50 metri dal chiosco. Il giorno seguente per fortuna che mi son svegliato senza mal di testa ed in ottima forma, mi aspettava una bella scampagnata, raggiungere il cratere del vulcano. Dovevo prima raggiungere Newton Ground, un 40 minuti in autobus, poi camminare per una stradina per 2/3 km. e arrivare all’inizio del sentiero. Avevo letto delle recensioni al riguardo e tutti dicevano che era un sentiero molto, ma molto duro e che però, anche se consigliato, non serviva una guida in quanto il sentiero era ben segnalato. In effetti lo era. Già dopo i primi 500 metri, realizzo che non sarebbe stata una semplice passeggiata tra la natura, sembrava di camminare nel bel mezzo di una foresta pluviale, c’era tanto fango, rocce da scavalcare, ripide salite dove le grandi radici degli alberi rendevano il percorso più accidentato di quanto già era, ci sono stati un paio di svincoli, ma era facile sapere quale era la strada da prendere, quella in salita, insomma un bel bucio di culo se permettete il gergo. Arrivo in cima dopo un’ora e mezza e sinceramente all’inizio avevo pensato che non era valsa la pena. Il panorama era abbastanza circoscritto e poca visibilità del cratere per via della nebbia. Poi sulla destra vedo un piccolo sentiero e camminando arrivo su di una roccia, scavalcandola mi si apre sulla sinistra una migliore vista del cratere, c’erano forti raffiche di vento che spostavano velocemente la nebbia regalandomi attimi di visibilità del cratere, poi sulla detsra una stupenda vista del mare, ecco da quella posizione potevo dire che ne era valsa la pena. Mi son seduto su quella roccia e ho consumato quel poco cibo che mi ero portato e bevuto una bottiglia d’acqua intera in 2 minuti, la salita mi aveva veramente affaticato. Stava cominciando a piovere decisi così di ridiscendere prima che il sentiero sarebbe diventato troppo fangoso. Ma in 5 minuti aveva piovuto abbastanza da rendere il sentiero ancora più scivoloso, in più il forte vento aveva fatto cadere grandi foglie di palma e probabilmente una di esse aveva coperto uno dei segnali del sentiero, fatto sta che dopo poco mi accorgo che non stavo facendo la stessa strada dell’andata. In un attimo mi son ritrovato in mezzo ad una alta vegetazione, per quanto era fitta non riuscivo neanche a vedere cosa avevo davanti, sapevo che il sentiero non doveva essere lontano, provo a spostarmi sulla destra ma faccio una scivolata incredibile per almeno una decina di metri, riesco a fermarmi solo sbattendo violentemente sul tronco di un albero, ero già coperto di fango e graffi dappertutto. Provo a trovare una via più semplice, ma scivolo di nuovo e stavolta sono stato pronto ad afferrare delle erbacce riuscendo così a fermare la caduta, la cosa si stava mettendo male, non volevo ammetterlo ma mi ero perso. Mi ero fatto prendere un pò dal panico e provavo in tutti i modi di ritrovare il sentiero andando un pò alla cieca, ma con pessimi risultati erano più le cadute che facevo che i metri che avanzavo. Ad un certo punto mi son fermato e guardando l’orizzonte ho intravisto il mare, quindi ho detto a me stesso:” stai calmo, hai un’altra bottiglia d’acqua, mezzo pacco di biscotti ed un paio di banane, il mare è lì davanti a te, anche se ci dovessi mettere un giorno intero a casa ci arrivi”, son scoppiato a ridere e mi son guardato intorno per capire dove potevo riprendere il sentiero. Camminavo più lentamente, stando attento a dove mettevo i piedi, anche se continuavo a cadere, tanto oramai avevo preso botte ovunque, pian piano mi accorgo che riuscivo a scendere sempre più facilmenet fino a che dopo quasi un’ora ritrovo il sentiero. Ho strillato :” e vaiiiiiiiiiiiiiiiiiii”, e poi da lì è stata una passeggiata riscendere. Riprendo il bus ed arrivo all’hotel, ero zozzo da far schifo, piccoli e grandi graffi ovunque e un bel livido per quella gran botta che presi contro l’albero, , se non avessi ritrovato il sentiero chissà quanto ci avrei messo, probabilmente avrei passato la notte lì, ma questo sarebbe stato il minimo, pensa se mi sarei fatto male senza essere in grado di ridiscendere, ma alla fine mi era andata bene ed avevo qualcosa da raccontare. Mi son fatto una doccia che è durata un’eternità. Scendo per andare al chiosco, avevo le gambe che mi facevano di un male incredibile, mi siedo e prendo una birra, Kisha era lì, gli racconto quello che mi era successo e scoppia a ridere, poi quando vede tutti i graffi che avevo mi chiede se li avevo disinfettati, naturalmente no, così mi dice se volevo passare a casa sua che si sarebbe presa cura di me e devo ammettere che così è stato. Devo dire che questi 3 giorni erano stati veramente intensi. Anche a Saint Kitts and Nevis l’avventura era terminata, il giorno dopo ho ripreso l’aereo per Poin-a-Pitre e sono tronato al Fredo Hostel. Ora due giorni di riposo e poi DOMINICA.

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