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  >  città   >  Port-au-Prince, Haiti

Lascio a malincuore la Jamaica. Prima volo per le Turks and Caicos, sorvolandole mi ha fatto solo immaginare la loro bellezza, poi con un piccolo aereo della Intercaribbean arrivo a Port au Prince, capitale di Haiti. Dall’aeroporto, con una camminata di 20 minuti, raggiungo l’ostello che avevo prenotato, l’ Haiti Communitere, la singola mi costava 24 euro, non proprio economica, ne avevo trovate altre più economiche, ma le zone non erano delle migliori. L’ostello era carino e ben curato, ne facevano da padroni due bei cuccioli, buoni e giocherelloni. Esco per andare a mangiare qualcosa, e più camminavo, più mi sembrava di essere a Dhakka, in Bangladesh. Traffico, polvere e casino in strada, macchine, motorini, moto, camion, autobus, tuc-tuc e signori che spingevano carretti che trasportavano di tutto, tutti incastrati in mezzo alla strada, tutti con la mano incollata sul clacson, poi come se tutto fosse normale un paio di sterzate e la matassa stradale si scioglieva, era incredibile. Alla fine trovo un bel posticino per mangiare qualcosa, la cucina creola è buonissima, mi son mangiato un piatto misto carne con spezie e salse e poi mi hanno fatto assaggiare il gumbo, una delle più tipiche zuppe creole, c’era riso, carne pesce pomodori…. era buonissima. Stanco rientro all’ostello ed il giorno dopo con la moto taxi, per 200 gourde, (80 gourde=1 euro) mi faccio portare al centro. Caratterizzato da due parchi, anche se c’era poco verde, tutto cemento, una confusione incredibile tra le bancarelle ed in mezzo alla strada, in uno di questi due parchi vedo un gruppetto di gente che strillava, saltava, incuriosito mi avvicino e mi accorgo che stavano davanti al televisore che dava la partita Juve- Milan, annamo bene ho detto tra me e me, e ridendo mi allontano. Dall’altra parte un’ altro gruppo di persone, stavolta erano tutte intorno ad un tavolo, dove un signore strillava:”puntate signori, puntate”, mi avvicino e vedo che stavano giocando ad un gioco simile alla ruota della fortuna, tu puntavi su qualcosa che era segnato sul tavolo, il “croupier” lo faceva girare e se si fermava sulla figura che te avevi puntato potevi vincere fino a 25 volte la posta. Mi son lasciato prendere dal gioco, sapevo che molto probabilmente era truccato, così cambio solo 300 gourde, credeteci o no riesco a giocarci per un’ora, puntando un po ovunque, alla fine ne esco perdente ma divertito, gli altri giocatori mi avevano preso a cuore indicandomi dove dovevo puntare per prendere un extra o altro che non capivo. Continuo camminando tra le bancarelle, e mi fermo prendendomi un pezzo di pollo con riso, poi mi dirigo al Museo Nazionale, situato in mezzo ai due parchi. L’entrata era di 250 gourde. Il Museo era abbastanza piccolo, conteneva quadri, resti di vita quotidiana degli indigeni dell’era Precolombiana, molto bella una collana dei Tahinos, informazione sulla storia del paese, ma la cosa che mi ha affascinato di più e che non mi sarei mai aspettato di trovare è stata l’ancora della Santa Maria, una delle tre caravelle di Colombo, che affondò il 24/12/1492 lungo la costa Haitiana. A parte il discorso “conquistatori o invasori”, mi trovavo di fronte ad un pezzo storico, l’ancora che fece approdare al Nuovo Mondo. Si era già fatto sera, così sono rientrato all’ostello. Il giorno successivo ho provato a farmi un altro bel tour, ma oltre ad un paio di monumenti, ho incontrato solo tante strade distrutte, tanto traffico e tanta polvere, è una città che oltre ad esser molto povera, deve ancora riprendersi dal terribile terremoto che la colpì nel 2010, facendo più di 200.000 vittime. La sera riandai a mangiare nello stesso posto del primo giorno, come arrivo vedo tutto spento, ma la porta era aperta, faccio per entrare e parte la canzoncina Happy Birthday, era il compleanno della proprietaria, faccio un passo indietro per uscire, ma lei riconoscendomi dalla sera prima mi chiama e mi invita al tavolo con lei ed altre 8/10 persone. Come mi siedo mi porta subito un piatto con dell’ottima lasagna ed un bicchiere di birra, mi sentivo un po in imbarazzo, fino a che si parlava in Francese andava bene, ma quando parlavano il creolo Haitiano non capivo nulla, ma non è stato un gran problema, perchè sono stato letteralmente rapito da una bambina di 8 anni, mi si era messa vicino e mi parlava in continuazione, per fortuna andava a scuola e parlava in Francese, potevo parlare solo con lei, se mi distraevo si arrabbiava….:) prima di andar via ho dovuto ballare un paio di canzoni con la piccola ed una con la festeggiata, poi ringraziandola sono tornato all’ostello, anche perchè loro avrebbero cominciato a lavorare. Sono rimasto 3 giorni a Port au Prince, l’indomani avrei preso il bus che mi avrebbe fatto attraversare il confine ed entrare in Repubblica Dominicana. Partenza alle 13:00, puntuale e comodo, il costo 3.200 gourde fino a Santo Domingo. Mi mancava l’attraversare un confine via terra, ed è stato piacevole, costeggiavamo il mare e davanti a noi c’era un’immensa area collinare, tutto andava bene fino a che in dogana, mi hanno chiamato nella stanzetta e mi hanno perquisito gli zaini, naturalmente non avevo niente che non potevo trasportare, ma che palle a stare più di un’ora a tirar fuori e rimetter dentro cose dallo zaino. Alla fine riprende il viaggio e senza nessun problema alle 21 arrivo a Santo Domingo.

Comments:

  • Jim

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