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A Santiago di Cuba ci arrivo in un modo molto roccambolesco. Il Viazul, il bus per gli stanieri, costava 33 cuc, proprio non volevo darglieli, quindi, prima prendo un collettivo per Sancti Spiritus,( 50 pesos) poi un camiones per Jatibonico, (10 pesos) ed un altro camiones per Ciego de Avila, (40 pesos ) ci arrivo alle 6 del pomeriggio, l’unico trasporto che mi avrebbe portato a Santiago era il treno, ( 29 pesos, in totale avrei speso 6 cuc ) che sarebbe partito 9 ore dopo. Le ho passate alla stazione del treno con altra gente che stava aspettando, prima ho chiacchierato un pò con loro, poi ad una certa mi sono sdraiato per terra e mi sono addormentato. Una voce all’altoparlante mi ha svegliato dicendo che il treno avrebbe fatto un’ ora di ritardo, poi un’altra ora, alla fine sono partito alle 6 del mattino, dopo 12 ore di attesa. Il treno era strapieno e le prime 3 ore le ho passate sdraiato per terra insieme a due ragazzi con i quali avevo stretto più amicizia nella sala d’attesa. Poi fortunatamente si sono liberati 3 posti e ci siamo seduti, ma quì è successo di tutto. Ero l’unico straniero sul treno, almeno non ne avevo visti altri, i due miei nuovi amici si chiamavano: Manuel e Olbito. Manuel compra una bottiglia di aguardiente da dei venditori che facevano avanti e indietro e a giro la finiamo in un’oretta, io ne compro una di rum locale, per fortuna non la bevevamo solo noi tre, ma anche altri ragazzi seduti vicino a noi, poi un’altro ragazzo apre una borsa e tira fuori un’altra bottiglia, meno male che quando il treno si fermava passavano i venditori di panini, con altre cose tipiche, altrimenti a stomaco vuoto mi sarei massacrato lo stomaco. Poi il treno si ferma per dei problemi tecnici, almeno così ci avevano detto, alla fine siamo stati su quel treno per 11 ore, ed in quel lasso di tempo mi sono ubriacato, ho dormito, mi sono svegliato e mi sono ri-ubriacato un’altra volta, arrivato a Santiago io e Olbito ridevamo come cretini, Manuel proseguì per Guantanamo. Vista la tarda ora, erano le 9 di sera, Olbito mi invita a dormire a casa sua a San Luis una 30ina di km. da Santiago. Accetto. Aveva avvisato sua madre del mio arrivo e lei, Alba, mi fà trovare pronto riso con fagioli e pollo, veramente una grande ospitalità, mi aveva anche preparato un letto con lenzuola pulite ed un asciugamano per la doccia. Entrambi crolliamo in un profondo sonno fino alle 10 del mattino successivo, dove Olbito mi accompagna a prendere il bus per il centro di Santiago. Avevo scelto una casa nel centro, in via San German 514 Casa El Descanso, per 10 cuc a notte, ma stavolta dovevo pagarle da solo. Anche se tutti la reputano una gran bella città, a me non mi ha fatto impazzire. Piena di salite e discese, la piazza pricipale si trova sù in cima e passeggiando per la strada pedonale la Enramadas si arriva fino al Malecon, il lungo mare. Quel mattino andai a visitare prima il quartiere di Moncada, e poi prendendo il bus 212 mi diressi a Ciudamar, dove con una camminata di 20 minuti arrivai al Castillo El Morro. Costruito per difesa dall’attacco dei pirati, il castello si ergeva su di una piccola altura, ma da lassù c’era una splendida vista dell’oceano atlantico, una vista a 180 gradi. Ai lati c’erano dei cannoni ancora puntati in direzione del mare, regalati dai Francesi, e proprio lì mi sono seduto ad ammirare il panorama e a fantasticare sugli attacchi che i pirati provarono a sferrare alla fortezza. Nel pomeriggio sono tornato nel centro, e dopo aver mangiato qualcosa ai chioschi in piazza Jose Martì, ho attraversata tutta la Enramadas, per arrivare a Almeda, un quartiere dove la sera c’erano chioschi che spillavano birra a 8 pesos per una media, diciamo che con 1 euro te ne bevevi tre. Immaginatevi dopo un paio d’ore che stavo lì a bere birra e ad ascoltare musica come mi ero ridotto, per fortuna ero riuscito a non esaggerare. Mi si avvicvina una ragazza e mi chiede se volevo pagargli una birra, gliela offro e cominciamo a parlare, neanche arriva a metà birra e mi dice che era il suo compleanno e che voleva fare l’amore con me, ora, non è che non avrei voluto, ma mi sembrava un pò troppo strano che dopo neanche due minuti me lo avesse già chiesto, soldi non ne voleva, almeno così mi disse, voleva solamente venire a casa mia, con una birra in più avrei stupidamente accettato, e molto probabilmente il mattino seguente mi sarei svegliato con qualcosa che mi mancava, voi direte che forse stupido lo sono stato, ma quando una cosa non ti quadra, meglio evitare. Poi ho avuto la conferma che qualcosa sarebbe andata male, perchè quando gli ho detto di no, lei ha cominciato ad insistere e non voleva andare via, sono dovuto arrivare al punto di dirgli che se non mi avesse lasciato in pace avrei chiamato la polizia. Ora, prima di tutto non sono Brad Pitt e se una ragazza insiste così tanto probabilmente aveva pensato di aver trovato il pollo da solare. Il giorno seguente mi sono volontariamente perso per la città, me la sono girata per largo e per lungo, forse sarò andato nelle parti sbagliate ma il giro non mi ha entusiasmato. La sera stessa sono tornato ad Almeda e andando a birre, ho ballato salsa con una ragazza del posto che era in compagnia dei suoi amici, quella sera sì che mi son divertito, nessuno mi ha chiesto di offrire niente, ho fatto conoscenza con i suoi amici, ho ballato con lei per quasi tutta la sera, ed ad una certa ci siamo salutati ed ognuno a casa sua. Avevo bisogno di un pò di relax, e tutti mi avevano detto che Baracoa sarebbe stato il posto giusto. Quindi camiones per Guantanamo, 30 pesos e poi camiones per Baracoa, 50 pesos, quest’ultimo è stato un tratto interminabile, 5 ore di viaggio, un continuo su e giù tra curve strettissime su una strada che a malapena ci passavano 2 macchine, il camiones era strapieno, mi ero seduto vicino a due ragazze, Vasiliki e Maria-Denise, venivano dalla Grecia. Come arrivati decidiamo di prendere una stanza insieme, ne troviamo una nel centro di Baracoa per 5 cuc a testa. La cittadina era piccola ma molto caratteristica, con un malecon che la percorreva per tutta la sua lunghezza, visto che eravamo abbastanza affamati ci fermiano a mangiare un boccone al ristorante Las Terrazzas, altro che boccone, un pò caro, però ristorante molto carino, il prezzo 8 cuc includeva: un antipasto, una zuppa, il piatto principale che avevi scelto ed il dolce, avevamo mangiato veramente bene. Avevamo deciso di fare due escursioni, la prima alla cueva de l’agua. Dovevamo prima camminare in direzione dello stadio e poi continuando sul lungo mare fino ad arrivare al pueblo dei pescatori, lì bisognava pagare 3 cuc per l’entrata e poi bisognava pagare per ogni cosa che volevi visitare. La sera prima avevo parlato con un signore del posto circa l’escursione che volevamo fare e mi aveva consigliato di pagare solo l’entrata e poi di chiedere della famiglia Fuentes. In pratica tutta quella zona è proprietà privata della famiglia Fuentes, solo che uno volta che il governo ha visto che ci si poteva fare soldi con i turisti, ci ha messo un chiosco, obbligando le persone a pagare per visitare la proprietà, lasciando però la possibilità ai Fuentes di fare da guida privata, spesso a loro discapito, in quanto i Fuentes chiedevano solo 5 cuc per l’intero giro, se non avevi questa informazione avresti dovuto pagare 13 cuc al governo, la nostra “guida” si chiamava Inauris Fuentes. Abbiamo camminato una ventina di minuti per arrivare ad una scaletta molto artigianale che ti portava ad un’altezza di 20/25 metri, chiamato il Balcon, ossia un vero e proprio balcone scavato nella roccia, formatosi negli anni con il passare dell’acqua. Ne abbiamo attraversato una gran parte, spesso dovevamo letteralmente strisciare per passare attraverso buchi nella roccia, quì una volta ci vivevano gli indigeni i Tahinos, nell’era pre-colombiana. La vista da lassù era meravigliosa, iniziava con una vasta piantagione di cacao e banane, fino ad allungarsi con l’infinità dell’oceano Atlantico. Da lì al Mirador, dove la vista era ancora più spettacolare, poi riscendendo dal Balcon siamo passati su un sentiero fatto di rocce costruito dai Tahinos per portare l’acqua dalla cueva alle loro abitazioni e così siamo arrivati alla cueva de l’agua. Si scendeva di qualche metro e si arrivava ad una piccola piscina naturale, sembrava un luogo segreto, affascinante, ma allo stesso tempo meteva un pò di terrore, piccola e buia. Ci siamo immersi nell’acqua, fresca e limpida, se Inauris non ci avrebbe fatto un pò di luce con la torcia saremmo stati nell’oscurità più totale, cosa che per qualche minuto gli ho chiesto di fare, sono rimasto solo per una decina di minuti lì, solo e nel buio più completo, devo ammettere che ad ogni rumore mi giravo un pò impaurito, daltronde quella cueva aveva un passaggio sotterraneo che portava fino al mare, ma fortunatamente nessun mostro marino mi ha catturato…:) Al rientro ci siamo fermati alla playa blanca, molto piccola ma carina, quello che la rendeva particolare era l’entrata in acqua attraverso 2 scogliere di 3 metri di distanza l’una dall’altra, ci siamo fatti un bel bagno e dopo un pò di relax siamo rientrati a casa. Era stata una bella giornata e l’abbiamo celebrata con una bottiglia di rum e succo di maracuja fresco, bevendo nell’ atrio della casa in compagnia di una coppia di ragazze, anch’esse ospiti della stessa casa. Eravamo stati così bene con Inauris che gli chiediamo se ci avrebbe accompagnato ed aiutato ad organizzare un “tour” per visitare la piantagione di cioccolato ed il Canion Yoburì, accetta con un piccolo compenso di 5 cuc. Così il giorno seguente ci viene a prendere con una jeep strafiga, molto alla mano, ma era completamente aperta e vista la bella giornata era molto piacevole. Prima siamo andati alla piantagione di cacao, dove ci hanno spiegato l’intero processo, dal seme di cacao alla baretta finale, che non solo abbiamo assaggiato, ma me ne sono prese anche un paio per il viaggio. Poi siamo andati diretti al Canion, dove una barchetta ci ha fatto attraversare il punto più profondo per portarci su una piccola isoletta. L’entrata era di 6 cuc con il giro in barca incluso, da lì abbiamo camminato un pò attraversando un paio di tratti del canion e siamo arrivati in un piccolo pezzo di paradiso. Il canion era alto 136 metri e nel centro scorreva questo piccolo fiume, un’immensa natura e tanto verde tutt’intorno, era spettacolare. L’acqua era chiarissima, si stava da favola. A tratti profondo un paio di metri e dopo poco l’acqua ti arrivava alle ginocchia per poi risprofondare di nuovo. Ci siamo tuffati e abbiamo cominciato a nuotare controcorrente risalendo il fiume, eravamo immersi nella natura, alzavamo gli occhi e ci sentivamo così piccoli, saremmo dovuti restare lì una mezz’oretta, ma ne abbiamo approfittato e ci siamo rimasti per 3 ore, eravamo solo noi 3 più Inauris, finalmente un posto che mi aveva veramente colpito. Più nuotavamo, più ci addentravamo nel cuore del Canion e più il paesaggio era incantevole, poi siamo tornati giù lasciandoci trascinare dalla lieve corrente, fino ad arrivare in un punto dove l’acqua sarà stata un paio di centimetri e lì ci siamo sdraiati a pancia all’aria godendoci il calore del sole. Al rientro ci siamo fermati a playa manguito, niente di speciale, infatti non mi sono neanche fatto il bagno, ma la spiaggia regalava bei scorci sul mare e così mi sono dilettato a fare qualche foto, come rientriamo a casa paghiamo il proprietario della jeep 6 cuc a testa, alla fine la giornata non era costata tantissimo per quello che avevamo fatto, 17 cuc a persona, ma ne era valsa la pena. La sera, dopo aver cenato abbiamo terminato la bottiglia di rum che era rimasta dalla sera prima e siamo andati a nanna, il giorno seguente mi sarei dovuto svegliare presto per raggiungere l’Havana, praticamente era all’altra estremità del paese Baracoa-Havana era il tratto più lungo da fare 1.100 km. Volevo farmela nella maniera più economica, così alle 6 del mattino prendo il camiones per Guantanamo, una tragedia, saremmo stati un centinaio di persone su quel camiones, tutti attaccati gli uni con gli altri, ma ancora non avevo visto niente. Arrivato a Guantanamo sapevo che dovevo fare città per città fino ad arrivare a Camaguey e poi da lì diretto per l’Havana, e ci avrei messo almeno un paio di giorni, invece gran botta di culo e da Guantanamo trovo un camiones diretto per l’Havana ed eravamo solo in dieci, in tutto avrei speso 14 cuc invece dei 66 che il Viazul proponeva, ma forse stavolta sarebbe stato meglio pagare un pò di più. Il tratto Guantanamo-Havana è stato il peggior viaggio della mia vita e ne ho fatti di viaggi. 16 ore di viaggio senza neanche chiudere un occhio, oltre al frastornante rumore del camiones, ad ogni buca volavo letteralmente dal sedile, come se ci fosse stato un vuoto d’aria, esatto come su di un’aereo e di buche ce ne sono state un’infinità. Ho provato a sdraiarmi sui 5 sedili in fondo che erano tutti liberi, ancora peggio, sono stato più volte catapultato giù per terra, al mio arrivo avevo male dappertutto, ma che volete fare, la miglior cosa è prenderla come un’esperienza e riderci sopra. Mi riposerò domani, sulle spiagge bianche di Varadero.

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