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Allora ci sono due modi per arrivare a Vinales: o tramite il bus viazul, 15 cuc, o con i camiones, 2 cuc, naturalmente la seconda opzione è un pò più complicata, ma ti dà la possibilità di viaggiare con i locali e di intraprendere un’esperienza differente. Quindi, bus N° 12 fino alla Carrettera cien, da lì un cammino di 10 minuti che ti porta sotto un ponte da dove partono i camiones per Pinar del Rio e poi bus o collettivo fino a Vinales, totale 3 cuc, e giusto un paio d’ore in più di viaggio rispetto al Viazul bus. Come arrivati è stato semplicissimo trovare una casa particulare che io e Mohammed abbiamo condiviso, 5 cuc a testa, carina e ben posizionata, anche se il Pueblo di Vinales è così piccolo che qualsiasi posto si scelga ci si trova sempre vicinissimo al centro, il quale è caratterizzato da una piazzetta con una chiesa. Il pueblo è pieno di ristorantini e bar, ci siamo fermati a mangiare qualcosa e dopo un paio di mojitos siamo rientrati a casa. Il giorno seguente sveglia alle 7, abbiamo fatto un’abbondante colazione, ci siamo preparati un piccolo pranzo al sacco e via all’avventura. I dintorni di Vinales sono caratterizzati da una natura impresssionante, immense piantagioni di tabacco e da splendide cave formatesi negli anni. La nostra prima meta era la Cueva de los Indios, 7 km. per raggiungerla. Per entrare si pagava 5 cuc, era lunga un 200 metri, spesso si stringeva rendendo più avventuroso l’attraversamento, fino a che si arrivava ad un laghetto dove c’era una barchetta che ti portava ad ammirare stalagtiti e stalagmiti. Anche se dicevano che era la Cueva più bella da vedere, sia il cammino per arrivarci, tutto su strada asfaltata, sia la Cueva stessa non ci avevano impressionato. La tappa successiva era la Cueva de la Vaca, che bisognava rientrare al pueblo di Vinales e da lì raggiungerla con una breve camminata. Ma noi volevamo immergerci nella natura, così chiediamo ad un contadino se c’era una via alternativa, lui ci risponde che un km più in giù, c’era una stradina sterrata che ci avrebbe portato alle spalle della Cueva e di non preoccuparci di perderci, in quanto avremmo incontrato case di contadini che lavoravano nelle piantagioni di tabacco e che sarebbero stati più che disponibili ad indicarci la strada. Così una volta arrivati alla svolta che il contadino ci aveva indicato ci avventuriamo. Il tragitto era tutto di terra e spesso abbastanza fangoso, camminavamo attraversando diverse piantagioni di tabacco e piccole abitazioni molto rurali, ci fermavamo spesso a chiedere informazioni ,in quanto il tragitto era pieno di biforcazioni, ma spesso lo facevamo per scambiare qualche chiacchiera con i campesinos che erano simpaticissimi. Abbiamo camminato tantissimo, ma il paesaggio era così mozzafiato che la stanchezza non si sentiva. L’ultima indicazione che avevamo ricevuto era di arrivare fino ad un grande albero e poi di girare a destra verso la cliff, lo vedevamo da lontano, ma abbiamo sbagliato strada un paio di volte, giusto di un apio di cento metri prima di imboccare la strada giusta. Gli ultimi 10 minuti di cammino sono stati i più duri, tutti in salita arrampiocandosi sù per le rocce e finalmente eravamo arrivati. La Cueva ve lo giuro che non era assolutamente niente di speciale, ma il modo in cui l’avevamo raggiunta e la felicità per esserci finalmente arrivati nel modo che volevamo, ossia fuori dal tragitto turistico, ce la rendeva speciale. lo dico sempre io che il viaggio non è la meta che visiti ma il modo in cui ci arrivi. Ci siamo anche fermati per una mezzoretta a fare un pò di rock climbing, era facile arrampicarsi, ed eravamo anche saliti un bel pò, fino a che incontriamo migliaia di api appese alle parete che facevano il miele, ce ne siamo accorti ad un metro di distanza da loro, ci siamo così cacati sotto che con un paio di balzi eravamo di nuovo all’entrata della Cueva. Da lì raggiungere il pueblo di Vinales è stato facile e abbiamo terminato la nostra escursione visitando la Valle del silenzio, caratterizzata da un piccolo lago ed una vista spettacolare dei dintorni di Vinales. Rientriamo al pueblo verso le 18, doccia e subito diretti in un ristorantino che avevamo occhiato la sera prima, ebbene sì in totale avevamo camminato per 27 km. e ci siamo regalati una cenetta con i fiocchi, per 11 cuc aragosta a la plancha con patate fritte, gran bella mangiata. Poi soliti 2/3 mojitos e tutti a casa. Il giorno seguente avevamo organizzato la gita a Cayo Yutia, dove c’era una spiaggetta che ci avevano consigliato di visitare, ma purtroppo al mattino pioveva, così ne abbiamo approfittato per visitare la Dos Hermanas ed il Mural de la Prehistoria, un 5 km. di cammino. Ed è stata davvero una bella pensata, il paesaggio era affascinante e vedere quel dipinto gigantesco sulla roccia che rappresentava dinosauri e delle persone del periodo preistorico è stato molto interessante. Abbiamo tentato anche il giorno seguente ad andare a Cayo Yutia, ma di nuovo pioggia, così abbiamo dovuto cambiar programma e siamo partiti per Santa Clara.

Comments:

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