Top
  >  città   >  HAVANA

Come al solito arrivo all’aeroporto di San Jose Martì che non avevo organizzato niente, avevo solo l’indirizzo di un ostello, naturalmente il più economico. Prima di uscire dall’aeroporto cambio 20 dollari in CUC moneta convertibile ( 1cuc=0.9 euro), chiedo informazioni per raggiungere il centro e mi dicono che potevo raggiungerlo con il bus N°14 o con un collettivo, ossia una macchina anni 60′ stile cubano che faceva più fermate al prezzo di 20 pesos, moneta nazionale (cup ), (25cup=1 cuc ), all’inizio con il fatto che ci sono due monete c’è da diventar matti, ma dopo un paio di giorni diventa tutto automatico. Opto per il collettivo e raggiungo il Enzo’s backpacker, 6 cuc per notte. Non era proprio nel centro, ma in una posizione molto comoda per raggiungere tutte le parti dell’Havana a piedi. Era al 10° piano di un grande palazzo vicino allo Stadio Latinoamericano. Neanche il tempo di posare lo zaino e mi presento con l’unico ragazzo presente nell’ostello, Mohammed, il quale mi dà il benvenuto offrendomi un cubalibre, l’inizio già prometteva bene. Visto che era l’ora di cena andiamo a mangiare un boccone in un ristorantino vicino all’ostello, si chiamava Aqui. Finalmente non dovevo preoccuparmi dei prezzi, un piatto abbondante di costillas di cerdo con riso, insalata e fagioli per 3 cuc, che spettacolo. Rientarti all’ostello ci facciamo un altro paio di cubalibre in compagnia di due ragazze che erano appena arrivate e dopo organizzato il “tour” per il giorno successivo ce ne andiamo a nanna. Il mattino seguente sveglia alle 7, colazione e via alla scoperta di questa città che già sapevo mi avrebbe fatto innammorare. Raggiungiamo l’ Havana Vieja con una bella camminata di 40 minuti, attraversando parte della città con palazzi in rovina, altri in parte distrutti, eppure abitati. L’Havana Vieja era come me l’aspettavo, affascinante. Le strade erano caratterizzate dal passare di queste macchine vecchio stile cubano, strafighe, oramai usate come taxi per i turisti. Dovunque ti giravi vedevi foto del Che’ o di Fidel e scritte che rievocavano i tempi della Rivoluzione. Baretti ovunque, e negozietti che vendevano souvenir, l’immagine del Che’ era stampata su ogni articolo in vendita. Camminiamo per largo e per lungo, visitando: cattedrali, palazzi municipali, musei, monumenti, chiese, piazze, anche se spesso ripassavamo per le stesse strade, c’era sempre qualcosa di nuovo da notare. L’atmosfera era incredibile, loro, i Cubani, persone fantastiche, sempre disponibili a darti un buon consiglio per goderti al meglio la città. Si era fatto pomeriggio e le strade erano invase dalla musica al ritmo di salsa, ci siamo lasciati andare e ci siamo fermati ad uno dei bar più famosi dell’Havana Vieja, La Bodeguita Del Medio. Sorseggiando un ottimo Mojito chiedo ad un ragazzo il perchè di tanto successo e lui mi spiega che tutti i bar in Cuba sono posti negli angoli dei palazzi, e questo è l’unico bar in tutto il paese che si trova nel mezzo della strada ( ancora non so se crederci, ma la storia mi piace in ogni caso ), poi fù frequentato anche da personaggi illusti, come Hemingway e Fidel. Un drink costavo 3 cuc, dopo un paio d’ ore e qualche Mojito in corpo già camminavamo a ritmo di salsa. Veniamo a sapere di una partita importante di Baseball che si sarebbe giocata nello stadio Latinoamericano a 100 metri dal nostro ostello, erano i Playoff, l’ Industriales squadra dell’Havana ed una delle più forti di tutta Cuba, giocava contro la squadra Ciego De Avila, non volevamo perdercela, così prendiamo il bus per andare allo stadio ( 1 cup=4 centesimi) e l’entrata allo stadio costava sempre 1 cup, che pacchia… Entriamo e prendiamo posto. All’inizio lo stadio era mezzo vuoto, ma dopo il secondo inning quando L’Industriales già vinceva per 3 a 0, mi giro per dare un’occhiata intorno e lo stadio si era riempito, si sentivano cori, grida, squilli di tromba, un’atmosfera strafiga. Al settimo inning il Ciego De Avila stava rimontando ed i tifosi gridavano ” Sì se puede, sì se puede” sperando in una rimonta, ma all’ottavo inning un grande Home run da parte dell’Industriales cambia le sorti della partita, qualificandosi così per la prossima, era stata una giornata spettacolare, ma eravamo distrutti. Il giorno seguente volevamo visitare il resto della città, ma abbiamo dovuto rimandare l’appuntamento a causa di una incredibile pioggia che ha allagto letteralmente la piazza sottostante l’ostello e le strade nelle vicinanze, era incredibile, in meno di mezz’ora ci sarà stata un mezzo metro d’acqua ovunque, altro che camminare, bisognava avanzare a stile libero, bracciata dopo bracciata. I negozi erano allagati ed anche l’entrata dell’ostello, per le strade si vedevano macchine bloccate nell’acqua che venivano spinte per essere portate ai bordi della strada, dal terrazzetto dell’ostello vedevamo un vero e proprio fiume che scorreva giù per la città, per fortuna che poi ha smesso di piovere e poco dopo è tornato tutto alla normalità. In ogni caso la giornata era andata, così decidiamo di riposarci per la grande serata che ci aspettava, eh sì era giunto il momento di fare festa.
Siamo usciti abbastanza presto, vero le 19 e sempre con Mohammed ci siamo diretti verso il Vedado. Era presto ed era Lunedì, non sarebbe stato facile trovare la situazione giusta, ma non ci siamo demoralizzati ed all’Asencia abbiamo cominciato con il primo Mojito. Guarda caso era la serata gay, non comiciava bene la serata e così abbiamo subito cambiato posto. Poco più in là c’era il Up and Down, entriamo ed ordiniamo due cubalibre, eravamo gli unici due nel locale, ma neanche ci portano il drink al tavolo e 3 coppie di ragazze entrano nel locale, sedendosi vicino a noi. Erano belle e ben vestite, capiamo subito che anche stavolta eravamo entrati nel bar sbagliato, sicuramente non si sarebbero accontentate di un solo drink offerto. La serata prende la svolta decisiva quando incontriamo Emanuele, un signore Canadese di 66 anni che era la 33 esima volta che veniva all’Havana, lui si che conosceva i posti giusti. Prima ci porta a casa sua per degustare un ottimo rum, ci siamo fatti 3 bicchieri a testa di rum puro, l’euforia cominciava a farsi sentire ed eravamo carichi per sfoggiare le nostre qualità di “salseri” ( si dirà così…boh!!!!). Ci porta in un locale in un sottoscala vicino la zona della Rampa, era frequentato da soli locali, il ritmo di salsa echeggiava dappertutto. Ci diriggiamo subito al bar ed ordiniamo 3 cubalibre, il prezzo era uguale dappertutto 3 cuc a drink. Neanche prendo il drink in mano e vengo letteralmente rapito da una ragazza che mi invita a ballare, dopo un paio di giravolte mi perdo tra la folla ed un’altra ragazza mi prende per un’altra piroletta, ero sballotato tra le braccia di una ragazza all’altra. Avrò ballato per un paio d’ore senza sosta, le gambe cominciavano a farmi male, così mi diriggo nella zona fumatori per riposarmi un attimo, conosco una ragazza Iris, 24 anni, molto bella e con un sorriso fantastico, almeno così me la ricordo, forse l’alcol mi ha aiutato a scrivere il “fantastico”. Torniamo in pista e si ricomincia a ballare ma stavolta ero tenuto bello stretto, avevo capito che dovevo ballare solo con lei. Ogni tanto Mohammed veniva portandomi un cubalibre, ho perso il conto di quanti ne ho bevuti, mi ricordo solo che alle 5 del mattino mi sono ritrovato in un taxi con Iris ed un’altra ragazza aspettando che Mohammed salisse, direzione casa loro, ma nè io nè Mohammed avevamo un cuc in tasca, neanche per pagare il taxi per andare a casa loro, così mi catapulto fuori dal taxi e salutandole con un bel bacio ci diamo appuntamento per il giorno seguente, sapendo già che non le avremmo più riviste. Alle 6 passate torniamo all’ostello, distrutti ma strafelici della bella serata che avevamo passato.

Comments:

post a comment