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  >  spiagge   >  BAHAMAS SECONDA PARTE

Alle 19 ero di nuovo all’ostello, stavolta in terrazza c’era un bel movimento eravamo una dozzina di ragazzi, ogni tanto si chiacchierava tutti in gruppo ed ogni tanto si formavano piccoli gruppetti, siamo rimasti tutti fino a dopo la mezzanotte chiacchierando e giocando a carte, ho provato ad insegnare a giocare a scopa ad un Koreano, me so ammazzato dalle risate. Comunque avevo anche conosciuto Ella e Flo, una coppia di Tedeschi, loro avevano affittato la macchina e visto che il giorno dopo anche loro volevano andare a visitare Paradise Island, ( la quale si poteva raggiungere o in Ferry da Downtown o in macchina attraversando un ponte abbastanza corto) ci siamo dati appuntamento per le 7 del mattino. Beh, far colazione sul tavolino in terrazza che dava proprio sul mare, l’acqua così trasparente che si potevano contare i granelli di sabbia e veder passare almeno una mezza dozzina di razze di una decente grandezza, si può dire che il giorno cominciava bene. Paradise Island era abbastanza vicina, si poteva visitare la spiaggia principale, Cabbage beach, ma non ci sarei rimasto neanche un minuto, piena di sdraio, ombrelloni e ragazzi locali che ti chiedevano se volevi affittare lo Jetsky, si vedeva che era un’ isoletta creata apposta per il turismo, specialmente quello americano. Di meglio da vedere c’era Paradise beach, ma la si poteva raggiungere solamente entrando dal maestoso Hotel Atlantis, dentro c’era di tutto, piscine, scivoli, rapidi, acquari, per entrare dovevi pagare 180 USD, sì,sì, avete capito bene, roba da matti. Riusciamo a trovare un modo per entrare alla fine della spiaggia, che nuotando sotto un ponte si riusciva a raggiungere l’altra parte e così una volta risaliti ci è bastato coprirci il polso per non far vedere che non avevamo il braccialetto ed il gioco era fatto. Questa spiaggia era migliore, almeno c’era molta meno gente e lo snorkeling non è stato niente male. Verso le 14 decidiamo di andarci a fare un giro dell’isola per trovare un posticino dove potevamo mangiare qualcosa di locale, ma l’unica cosa che siamo riusciti a trovare era il Conch, ossia un mollusco, che lo cucinavano in tutti i modi, però molto buono. Al rientro ci fermiamo al grocery store e facciamo la spesa per mangiare insieme, pasta, tonno e pomodoro e son riuscito a far leccare i baffi a tutti. Più o meno le spiagge principali di Nassau l’avevo visitate, sarebbe stato bello fare un bel tour per le altre isole, ma credetemi, anche per un piccolo tour di mezza giornata sparavano cifre assurde. Quindi il giorno dopo svegliandomi sempre prestino, prima ho fatto un po’ di snorkeling scendendo direttamente da delle scalette che dall’ostello ti facevano entrare in acqua ed ho nuotato per qualche metro insieme al gruppetto di razze che ogni giorno a quell’ora passava di lì e poi mi sono sdraiato sulla spiaggetta che a dirla tutta era tra le più carine che avevo visto fino a quel momento. Alle 16 sono dovuto scappare dalla spiaggia, per fortuna ero a 20 metri, il vento ha cominciato ad alzarsi, il cielo a scurirsi, non si è messo a piovere molto, ma un vento, tutto il pomeriggio e sera un vento incredibile, non si poteva uscire, il mare faceva schiantare le onde sulla parete dell’ostello facendolo tremare, gli spruzzi delle onde arrivavano fin sopra la terrazza bagnando le vetrate delle entrate ai dormitori e purtroppo anche per i seguenti due giorno che sono rimasto a Nassau il tempo non è stato dei migliori, giusto la mattina ci regalava qualche ora di sole, ma a farsi il bagno neanche a pensarci, il forte vento era sempre presente. Come prima tappa ma la sono presa comoda non ho voluto strafare, ma rilassarmi e godermi delle belle spiagge, ora vediamo cosa mi aspetta alla prossima tappa…CUBA.

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