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Il viaggio per tornare a San Pedro è stato un casino, troppe persone con troppi zaini, così l’organizzatore decise di trasportare con il pick-up tutti gli zaini e tutte le persone sul bus, io venendo dal Paraguay, ma prima ero stato un mese in Brasile preferii andare con il pick-up per controllare gli zaini di tutti, ( in Brasile alla spiaggia di CapoCabana riuscirono a rubarmi il pareo Brasiliano, comprato 5 minuti prima a 2 euro ). Arrivati a San Pedro, indovinate un po’ a chi mancava lo zaino…??? a me ed a un Canadese, erano per forza caduti, ma per fortuna prima di ricominciare il viaggio a ritroso, un’altra macchina si ferma e ci consegna gli zaini ritrovati poco distante in mezzo alla strada, erano distrutti. Dopo una mega litigata con il proprietario dell’agenzia riesco a far cambiare tutte le parti in plastica rotte ed a riavere il rimborso del biglietto del viaggio, il proprietario poretto capita la situazione ha fatto del suo meglio, ve l’ho fatta facile ma la litigata è durata 2 giorni. San Pedro è conosciuta per le sue montagne, deserti, lagune e strade tortuose che attraversano scenari mozzafiato, tutto questo possibile con un tour, ma noi gli stessi della visita al Salar De Uyuni, ci organizziamo con mappe e biciclette e diamo il via alla scampagnata. Prima tappa la Garganta del Diablo, raggiunta dopo una serie di tornanti da brivido, poi a Catarpe per ammirare le rovine Incas, e poi diretti alla Valle della Muerte, un culo per salire, ma che figata per riscendere a tutta velocità giù per curve incredibili. Alle 18:00 torniamo distrutti, cucino io un piatto di pasta all’ostello per tutti e sei e dopo a nanna. Il giorno seguente tutti partirono per l’Argentina, tranne io che dovevo dirigermi a La Paz, ma un’ultima avventura mi aspettava, quello che doveva essere un semplice giro a cavallo. All’inizio andava tutto bene io e il proprietario dei cavalli trottavamo tranquillamente in una stradina sterrata, tutto calmo fino all’arrivo dell’imboccatura nel deserto, lui comincia a lanciare il suo cavallo, il mio senza aver ricevuto nessun comando da parte mia ( premetto era la seconda volta  a cavallo dopo 25 anni dalla prima ) parte all’inseguimento, comincia a correre come un matto, io mi tenevo stretto a lui come in una morsa mortale, saltavo dalla sua sella per la velocità come un clown fa al circo, volevo fermarlo ma non ci riuscivo, dopo neanche un minuto di corsa che per me è durato un’eternità, mi accorgo che davanti a noi c’era un recinto, stringo forte le briglie e le tiro indietro con tutta la forza, e ve lo giuro ci siamo fermati ad un metro dal filo spinato. Una volta fermo mi faceva male tutto, culo, schiena ( da morire) gambe, mani, braccia, senza fiato, peggio di un maratoneta che si trova all’ultimo km. Però che avventura, un po’ da matto, perché veramente ad ogni galoppata rischiavo di cadere, ma visto che è andata tutto bene, devo dire che ne è valsa la pena. Così nel pomeriggio faccio San Pedro-Arica-La Paz. La Paz mi è subito sembrata una bella città, c’era il Pueblo, la Plaza Murillo, il tutto era in una specie di vallata, fatta da salite e discese, attraversate da un traffico incredibile e circondata da montagne dove sui fianchi erano arroccate migliaia e migliaia di case tutte intorno e la notte con tutte le luci accese facevano da sfondo a dei bellissimi scorci del centro. Il giorno seguente vado a visitare la Prigione di San Pedro, è una prigione proprio strana, i familiari dei detenuti possono entrare ed uscire quando vogliono, la si può visitare all’interno e vedere quello che “producono”. Nel pomeriggio vado in un’agenzia locale per organizzarmi la discesa della morte in bicicletta, così chiamata per via dei vari incidenti stradali in cui 8 persone ci lasciarono la vita. Si partiva la mattina alle 7:00 per raggiungere La Cumbre 4.700 metri e poi giù in picchiata per arrivare a Coroico situato a 1.200 metri, un dislivello di 3.500 metri in meno di 3 ore. Il tour mi costò 250 Bolivianos in cambio di un’ottima bici ed il passaggio fino a La Cumbre seguendoci fino a Coroico. La discesa cominciò e poco dopo la strada cominciò a diventare stretta la pendenza non era esagerata ma si prendeva velocità facilmente, la strada arrivava fino a 3,20 metri di larghezza nei punti più critici, dovevi fare attenzione alla strada formata da terra e sassi, alle tremende curve e con la consapevolezza che una minima distrazione ti avrebbe fatto fare un volo di 1.500 metri, il tutto però garantiva uno scenario spettacolare , da brivido. Avevamo la guida che non potevamo superare, ed il suo andamento era più che sicuro per una discesa senza problemi, ci fermavamo spesso per fare foto al panorama e goderci la splendida natura che ci circondava, la strada girava tutt’intorno alla montagna, ed era spesso attraversata da piccole cascate formando dei piccoli laghetti sotto di essa. capii subito il trucco per provare un po’ di adrenalina. Ossia fermarmi all’improvviso per fare foto, aspettare che il gruppo andasse avanti, per poi correre il più veloce possibile per raggiungerli… che figata. la guida dopo un po’ se ne accorse, ma mi lasciò fare, d’altronde avevo firmato un contratto assumendomi ogni responsabilità. Dopo un’interminabile discesa arrivo a Coroico. La sera avevo scoperto un posticino per mangiare, spettacolare, zuppa di pollo ed una piatto di Costilla, ossia un enorme piatto di costine, sembrava l’intero costato di un bue, al prezzo di 20 Bolivianos. Il giorno seguente vado a visitare Tiahuanaco, Avevo appena letto il libro Impronte degli Dei, di John Hancock e mi ero appassionato di questo posto, più esperti dichiarano che sia un posto molto antico, dove l’uomo bianco con la barba, conosciuto dai locali come Virachoca, fece la sua apparizione portando civiltà nel mondo, si pensa sia anche più antico delle Piramidi di Giza, la data della sua costruzione potrebbe risalire a 15.000 anni A.C. non so se tutto questo è vero, ma trovandomi lì, sui resti di quell’antica civiltà nel punto più alto, ammirando tutte le rovine, ero al centro di un’immensa vallata in un altopiano sconvolgente, dove le nuvole sembravano toccare il suolo, era tutto così perfetto ed armonico, ed attraversato da momenti di assoluto silenzio ne approfittavo fantasticando su quello che la nostra storia poteva essere stata o come il tutto era cominciato. Continua….

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